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Recovery, governance a tre livelli ma ampi poteri sostitutivi a Draghi

La gestione del Pnrr sarà articolata su tre livelli, che assegnano le responsabilità di indirizzo a Palazzo Chigi, controllo e rendicontazione alla Ragioneria generale e la realizzazione degli interventi ai singoli «soggetti attuatori», prima di tutto ministeri, Regioni ed enti locali.

Il confronto e la circolazione delle informazioni saranno assicurate anche da un «Tavolo permanente» con parti sociali, enti territoriali e associazioni, oltre che dai rapporti semestrali al Parlamento e alla Conferenza Unificata e dalle relazioni annuali della Corte dei conti.

Ma la geografia dei poteri punterà decisamente sulla presidenza del Consiglio: che potrà decidere commissariamenti in tempi strettissimi tutte le volte in cui «sia messo anche solo potenzialmente a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali» del Piano.

Non solo: i poteri sostitutivi potranno scattare anche «in caso di diniego, dissenso, opposizione o altro atto equivalente» con cui le amministrazioni potrebbero ostacolare un intervento rientrante nel Pnrr. Della pratica si occuperebbe il consiglio dei ministri, o la Stato-Regioni nel caso degli enti territoriali.

Le norme sulla governance confluite nel decreto unico oggi sul tavolo del consiglio dei ministri provano a risolvere così l’equilibrio fra partecipazione e decisione che deve guidare l’attuazione del Piano. Il meccanismo di governo, che come spiega la bozza si applicherà tal quale anche agli investimenti del «fondo complementare» da 30,6 miliardi regolato dal Dl 59/2021, ruota intorno al perno centrale rappresentato dalla cabina di regia a Palazzo Chigi.

La sua composizione, come anticipato nelle scorse settimane, sarà a geometria variabile, aperta di volta in volta ai ministri e ai sottosegretari competenti nelle materie all’ordine del giorno di ogni seduta.

Una soluzione flessibile che la mette al riparo da un complicato dosaggio preventivo dei posti per soddisfare le esigenze della larga maggioranza che sostiene il governo Draghi.

I suoi compiti saranno a tutto campo, e spazieranno dagli indirizzi attuativi per gli interventi del Piano alla ricognizione periodica sullo stato di avanzamento dei lavori fino all’esame delle criticità segnalate dai vari ministeri che possono aver bisogno di soluzioni normative. Sarà la cabina di regia, affiancata da una segreteria tecnica, ad assicurare le relazioni periodiche al Parlamento e alla Conferenza Unificata, e ad aggiornare periodicamente il consiglio dei ministri.

I problemi segnalati dalla cabina di regia andranno anche sui tavoli di una nuova unità di missione che a Palazzo Chigi avrà il compito di razionalizzare le norme e sperimentare nuove regole in grado di superare gli ostacoli, con l’obiettivo anche di lasciare un’eredità strutturale dopo il Pnrr.

Il presidente del Consiglio è l’unica presenza fissa prevista dalla norma, anche se è facile immaginare che sarà sempre affiancato dal titolare dell’Economia. Ma sarà nell’ufficio del premier la chiave per blindare l’attuazione del piano. Il mancato rispetto degli impegni da parte delle Pa centrali e locali, i ritardi nell’attuazione dei progetti o la mancata adozione dei provvedimenti necessari, faranno scattare un conto alla rovescia di 15 giorni entro i quali superare il problema. Se questo non avverrà partiranno i poteri sostitutivi, che affideranno la questione a un’altra Pa o a un commissario. Se a frenare il ritmo del piano sarà un dissenso esplicito invece di un’inerzia, la questione finirà in cinque giorni al consiglio dei ministri (o alla Conferenza unificata quando il «no» a un atto o a un provvedimento arrivano da un ente territoriale) per le «conseguenti determinazioni». Che, ancora una volta, potranno tradursi nei poteri sostitutivi.

Il controllo tecnico e la rendicontazione che apre le porte all’arrivo dei fondi comunitari saranno invece il compito del «servizio centrale per il Pnrr», una struttura della Ragioneria generale articolata in una dirigenza generale e sei uffici dirigenziali non generali (altri cinque uffici dirigenziali sono previsti per gli ispettorati della Rgs che si dovranno coordinare con il servizio centrale). Sempre alla Ragioneria è affidato il compito di audit e di monitoraggio anti-corruzione, che sarà svolto da un ufficio dirigenziale «in posizione di indipendenza funzionale» dalle amministrazioni coinvolte nel piano per assicurare la terzietà chiesta dal regolamento Ue.

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