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“Il Recovery Fund va usato per impedire la fuga dei giovani”

ROMA — Non si tratta solo di utilizzare al meglio i 209 miliardi del Recovery Fund. E nemmeno di accelerare l’uscita dalla crisi innescata dal Covid-19. Ma di pensare a un progetto di più lungo termine, perché l’Italia torni a essere un Paese per giovani e non dal quale fuggono appena possono. Anche per colpa di una economia che passa dalla stagnazione alla recessione senza mai entrare in una fase di crescita sostenuta.
È questa la idea forte di Next Generation Italia, il progetto messo a punto dall’Associazione “M&M – Idee per un Paese migliore”, presieduta da Fabrizio Pagani, già a capo della segreteria Tecnica del ministero dell’Economia e direttore presso l’Ocse a Parigi.
L’Italia – ricordano gli autori dello studio, tra i quali l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e l’ex leader della Fim Cisl Marco Bentivogli e che Repubblica è in grado di anticipare – è l’unico Paese europeo a non aver recuperato i livelli del Pil precedenti alla crisi finanziaria del 2008. Ed è tra quelli per i quali si prevede il calo peggiore quest’anno. «Il nostro è un lavoro per il medio-lungo termine e non per ridare fiato all’economia in questo momento», spiega Pagani. «Le risorse del Recovery Fund – prosegue – sono risorse eccezionali, non ripetibili, e proprio per questo devono esere usate per affrontare quei nodi irrisolti, quelle riforme strutturali che hanno bisogno di mezzi importanti che servano non solo per finanziarle, ma anche per compensare chi da queste riforme esce temporaneamente danneggiato. È il momento giusto per le riforme, perché a causa dello sconvolgimento del Covid ci sarà nei prossimi mesi una grande riallocazione di persone e di capitali».
Al centro i giovani
Il piano di M&M si muove lungo quattro direttrici: istruzione, lavoro, demografia e decarbonizzazione. Ma il filo conduttore rimane quello dei giovani, come richiede la stessa impostazione del Recovery Fund. Il quale, non a caso, si chiama “Next Generation EU”. I giovani sono al centro del progetto a partire dall’asilo nido, al quale entro tre anni dovranno avere accesso almeno la metà dei bambini italiani (al momento solo un bambino su 4). Da rivedere tutti i percorsi dell’istruzione, ampliando il tempo di permanenza scolastica, (dal momento che il tempo pieno avvantaggia in particolare chi ha una situazione economicamente e culturalmente disagiata), e dedicando maggiore attenzione alla formazione matematico- scientifica e ai percorsi di specializzazione tecnica e di “ibridazione” tra scuola, innovazione e azienda. In particolare, si suggerisce la creazione di 50 Fraunhofer dell’istruzione, sul modello tedesco: si tratta, spiega Pagani, di «centri aperti tutto il giorno in cui i giovani si confrontano con le imprese».
Taglio del cuneo agli assunti
Tecnologia e innovazione devono essere al centro non solo dei percorsi scolastici, ma anche in quelli di formazione permanente e di quelli a sostegno delle imprese. Tuttavia, l’inserimento lavorativo dei giovani merita anche una misura specifica, oltre al miglioramento delle condizioni generali del sistema: M&M propone una riduzione di 15 punti percentuali del cuneo fiscale per tutta la vita professionale per i giovani che entrano d’ora in avanti nel mercato del lavoro. Con l’obiettivo anche di ridurre il debito dello Stato rispetto al fabbisogno pensionistico. Ancora, suggeriti una maggiore protezione per i lavoratori saltuari e della Gig economy, una cassa integrazione unica, un sussidio di disoccupazione che finalmente avvii anche le politiche attive del lavoro e un reddito di ultima istanza che protegga chi ha più bisogno, sul modello del reddito di emergenza. Particolare attenzione è anche dedicata all’occupazione femminile, con la promozione delle materie tecnico-scientifiche per le donne, che spesso sono invece spinte a scegliere facoltà umanistiche, che portano a una maggiore difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro.
Meno tasse per i redditi bassi
Per favorire la ripresa delle nascite, dal momento che le previsioni demografiche ci portano a una riduzione di 8 milioni di italiani in età lavorativa al 2050, rispetto al 2015, si suggerisce il taglio delle imposte ai redditi più bassi, oltre che una maggiore possibilità di godere di congedi parentali. Anche l’immigrazione rimane un canale di entrata di lavoratori giovani, necessari all’economia italiana, nell’ordine di circa 200 mila l’anno. Tuttavia M&M ipotizza una serie di misure per favorire l’immigrazione regolare di qualità, un percorso virtuoso inverso a quello attuale della “fuga di cervelli”.
Infrastrutture per la mobilità
Le misure vanno poi inserite in un piano nazionale che investa in green e sostenibilità, requisito richiesto dallo stesso Recovery Fund. E quindi andranno incentivate le rinnovabili, attuando misure che permettano di ridurre i gas serra. Importanti anche le infrastrutture per la mobilità condivisa: M&M rilancia il progetto del Ponte sullo Stretto, inserendolo però nei piani per il Corridoio Ferroviario Scandinavia-Mediterraneo (e quindi includendovi anche la linea ferroviaria). Importante anche il metodo suggerito per l’attuazione del piano di riforme: non più decretazione d’urgenza ma leggi delega che permettano poi lo sviluppo organico di linee legislative.
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