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«Recovery fund, un’impresa storica se speso bene»

Primo bilancio per i Piani nazionali di ripresa e resilienza che gli Stati membri dovevano spedire a Bruxelles entro il 30 aprile. La posta in gioco è alta per tutti i Paesi ma sopratutto per l’Italia che è la prima beneficiaria con circa 205 miliardi. «Se riusciamo a diminuire le disuguaglianze e a rendere più sostenibile e competitiva la nostra economia, il governo e le forze politiche avranno fatto una impresa storica. Non è facile ma le premesse ci sono». Ha detto il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni all’evento «La nostra Europa, il nostro futuro».

L’Italia ha chiesto 68,9 miliardi di trasferimenti e 122,6 miliardi di prestiti. La Spagna nel suo piano ha previsto finora solo i sussidi per 69,5 miliardi ma i Paesi hanno tempo fino al 31 agosto 2023 per chiedere i prestiti. «Vuol dire che hanno ancora un paio d’anni per decidere — ha spiegato la portavoce Marta Wieczorek —. Il limite massimo è il 6,8% del Reddito Nazionale Lordo per ogni Stato membro: in circostanze eccezionali il limite massimo può essere elevato, a patto che ci siano risorse disponibili». La Grecia ha fatto domanda per 17,8 miliardi di prestiti, la Polonia per 12,1 miliardi, il Portogallo per 2,7 miliardi e la Slovenia per 700 milioni. Ora sarà cruciale il rispetto degli obiettivi e dei tempi previsti nel piano e concordati con la Commissione Ue: «È importante essere consapevoli del fatto che l’Italia ha messo sul tavolo tutte le carte disponibili — ha osservato Gentiloni —. Si gioca, potremmo dire, l’intera posta, come cercando una spinta storica per uscire da oltre vent’anni di bassa crescita e alto debito».

Fine aprile era una scadenza «morbida», in 13 Stati membri hanno rispettato il termine: oltre all’Italia, anche Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Lettonia, Lussemburgo, Austria, Portogallo (il primo a presentare il piano), Slovacchia e Slovenia. Ieri si è aggiunta la Polonia. Adesso la Commissione ha due mesi di tempo per valutare i piani, seguirà l’esame da parte del Consiglio che entro quattro settimane dovrà dare l’approvazione.

Si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. L’economia manifatturiera dell’eurozona ha registrato ad aprile un’altra prestazione record. L’indice Pmi Ihs Markit principale è migliorato a 62,9 punti ad aprile, dai 62,5 di marzo: il livello maggiore mai registrato (da giugno 1997). Per il decimo mese consecutivo l’indice ha riportato un valore al di sopra della soglia dei 50 punti che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione. Lo slancio è stato osservato in gran parte dei Paesi con Italia (60,7) e Austria (64,7) ai massimi di sempre.

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