Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Recovery fund, se sbagliamo mandateci a casa»

Che la vera sfida dei prossimi mesi, per il governo, sia quella del Recovery fund lo si capisce dalle parole di Giuseppe Conte, pronunciate durante l’incontro con gli studenti di una scuola di Norcia. «Se perderemo quella sfida» dice il presidente del consiglio riferendosi al piano europeo di aiuti che prevede per l’Italia 209 miliardi di euro, «avrete il diritto di mandarci a casa».

Il tema ha fatto fibrillare non poco la maggioranza nelle ultime ore, anche in vista del voto di domenica e lunedì per il referendum sul taglio dei parlamentari e le Regionali. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in audizione in Parlamento, parla di «punto di svolta», di «occasione irripetibile». Ma soprattutto assicura che il piano italiano non si tradurrà «in un’ondata di spesa corrente o di tagli di imposta» ma «deve invece determinare il rilancio degli investimenti pubblici e privati», promettendo che «faremo pochi grandi progetti, non tanti micro progetti».

Il nodo è proprio questo: non disperdere le risorse in mille rivoli che non avrebbero effetto su una ripresa che si annuncia comunque difficile e che, peraltro, difficilmente avrebbero il via libera di Bruxelles, dove già la trattativa di luglio per chiudere il piano non era stata una passeggiata. La lunga lista di progetti inviati dai singoli ministeri pubblicata due giorni fa dal Corriere — 557 proposte per un totale 677 miliardi di euro, oltre il triplo di quelle disponibili — ha fatto capire quanto il lavoro sia complicato. In Parlamento sono in arrivo le linee guida del governo con i principi che dovranno seguire i singoli progetti e che si concentreranno in particolare su transizione verde, digitale e inclusione sociale. Linee guida di fatto chiuse una settimana fa ma che Palazzo Chigi ha voluto rivedere proprio per dare un’ulteriore stretta che impedisca la dispersione delle risorse.

Il nodo del debito

Gualtieri: «Faremo pochi grandi progetti. Confermo l’intenzione di conseguire una significativa discesa del rapporto tra debito e Pil nel 2021»

Nel governo c’è chi pensa che il percorso sia stato sbagliato fin dall’inizio. Chiedere ai singoli ministeri di presentare i propri progetti fa correre il rischio, anche con le migliori intenzioni, di trasformare il tutto in un esercizio da manuale Cencelli, dove accontentare un po’ tutti ma senza costruire qualcosa di solido. Si era ipotizzato anche un processo aperto, con una sorta di consultazione pubblica su pochi grandi progetti. Ma i tempi stretti non lo consentivano. Nemmeno lo scontro perpetuo sul Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità, ha aiutato: all’inizio i fondi per la sanità sono usciti dalla porta del Recovery Fund, proprio perché il Pd vuole fare ricorso al Mes che può essere usato solo per la spesa sanitaria. Ma poi sono rientrati dalla finestra, proprio perché del Mes il Movimento 5 Stelle non vuole sentir parlare. Adesso non resta che sfrondare e concentrare le risorse su pochi progetti. È proprio quello che Gualtieri ripete in Parlamento.

Il governo, ha spiegato il ministro, approverà la nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, in cui già si indicherà come il «Piano nazionale per la ripresa e la resilienza e i connessi investimenti si andranno a inserire nella programmazione triennale di bilancio». L’esecutivo conta di «presentare alla commissione europea le linee principali del piano, con i cluster progettuali e l’allocazione delle risorse, il 15 ottobre insieme al Documento programmatico di bilancio, e a ottenere il via libera Ue in tempi brevi». Resta però il nodo del debito pubblico, già alto di suo, e schizzato ancora più in su con gli interventi di questi difficili mesi: «Confermo l’intenzione — assicura Gualtieri — di conseguire una significativa discesa del rapporto tra debito e Pil nel 2021».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Quota 100 non è solo la misura pensionistica del governo Conte 1. È anche il numero di miliardi ch...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dieci giorni per tener fede agli accordi del 14 luglio. Se entro il 10 ottobre non si chiuderà la p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Bce potrebbe far cadere il suo tabù più grande: consentire all’inflazione di salire temporane...

Oggi sulla stampa