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Recovery Fund, il piano di Francia e Germania alla prova dei fatti

Ai sovranisti che si lamentano della cifra («solo 500 miliardi”) bisogna ricordare che questa è soltanto una parte, relativa ai grants, alla quale si aggiungerà la componente dei prestiti. Come ha anticipato il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, l’ambizione finale – che coincide con la richiesta italiana di un raddoppio delle risorse extra – è di arrivare a un pacchetto di almeno mille miliardi. Domanì vedremo se al piano presentato da Bruxelles corrisponderà veramente questa ambizione dichiarata.

Uno degli aspetti fondamentali del piano franco-tedesco per il Recovery Fund da 500 miliardi – con emissione di debito comune e trasferimento di risorse da un gruppo di Paesi verso un altro – è che rappresenta una sintesi tra Nord e Sud. Basta confrontarlo con la proposta di Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca per avere una conferma di quanto la Germania sia altro rispetto all’intransigenza nordica.

Basta inoltre vedere come l’establishment politico ed economico tedesco, compresi l’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble e il premier bavarese Markus Söder, abbiano accolto positivamente questa svolta per capire che l’iniziativa sarà alla base del progetto complessivo che la Commissione europea presenterà domani.

Oltre a precisare che le risorse raccolte sul mercato dalla Commissione saranno poi redistribuite sotto forma di sovvenzioni e non prestiti, esattamente come accade per i fondi strutturali, e che come tali non intaccheranno i bilanci pubblici e non contribuiranno a un aumento del debito, il piano di Emmanuel Macron e Angela Merkel ha l’ambizione di indicare le linee guida di una nuova politica industriale e di sviluppo per l’Unione. Green economy, sanità, innovazione, digitale.

E un rafforzamento della sovranità europea in settori come quello, appunto, sanitario, con il rimpatrio o accorciamento della filiera sia sul fronte di dispositivi e apparecchiature sia su quello farmaceutico; o quello industriale, attraverso un controllo più stretto nei confronti di acquisizioni esterne e la promozione della nascita di campioni europei in settori strategici.

Un piano di politica industriale

La proposta, per come è stata formulata e se non verrà troppo annacquata, rappresenta il giusto complemento al pacchetto di misure d’emergenza già approvate in sede di Consiglio Ue: prestiti Mes per l’emergenza pandemica; Bei per le imprese; Sure per il fondo anti-disoccupazione. In tutto 540 miliardi.

Al di là della storica linea rossa oltrepassata dalla cancelliera tedesca (con la forte pressione, nell’ordine: del governo francese; del suo ministro delle Finanze Olaf Scholz e del capo economista dello stesso ministero, Jakob von Weizsäcker) va riconosciuto che il Recovery Fund è un’idea essenzialmente francese, formalizzata dal ministro delle Finanze Bruno Le Maire all’Eurogruppo del 9 aprile, che prevedeva emissioni di debito congiunto, sia pure limitato nel tempo e nello scopo, ma era off budget. Il grande merito di Angela Merkel e dei suoi collaboratori è stato quello di impacchettarlo nell’unico strumento possibile d’utilizzo a parità di Trattati, e cioè il quadro finanziario pluriennale (MFF) dove in circostanze eccezionali la Commissione può emettere debito per accrescerne le risorse mettendo a garanzia proprio l’MFF.

I trasferimenti per l’Italia

Più importante della cifra è il concetto dell’opera e il suo funzionamento. I Paesi maggiormente colpiti dal Covid-19 riceveranno le risorse più importanti. Una simulazione di Allianz Research, basata su una ponderazione tra reddito nazionale lordo e la quota di casi di Covid-19 rispetto al resto d’Europa, attribuirebbe all’Italia risorse per 100 miliardi, con un trasferimento netto (la differenza tra fondi ricevuti e contributi al bilancio che per il nostro Paese dovrebbero essere intorno ai 70 miliardi) pari al 2% del Pil ossia circa 36 miliardi.

Se invece l’allocazione dovesse essere fatta sulla base di una ponderazione tra Pil pro capite e peso del settore turistico, allora Morgan Stanley calcola per l’Italia risorse fino a 150 miliardi, quindi un trasferimento netto di 80 miliardi.

Il grande vantaggio è però legato al front loading di queste risorse supplementari di bilancio, vale a dire la concentrazione massima delle spese all’inizio di un periodo: in questo caso i prossimi tre anni, mentre il tema del rimborso non si porrebbe prima di sette anni, sempre che nel frattempo non vengano aumentate le risorse proprie del budget attraverso nuove forme di tassazione comune.

Ci saranno condizionalità? Certo, ma è normale nel momento in cui assieme alle responsabilità si condividono i rischi: la dichiarazione franco-tedesca lega le risorse straordinarie di bilancio all’adozione di solide politiche economiche e a un programma di riforme che saranno verificate nell’ambito del semestre europeo.

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