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Recovery Fund Perché spetta all’altra metà del cielo

Le linee guida del Recovery Fund vanno modificate, perché non centrano l’obiettivo dell’uguaglianza di genere.
Eppure le posizioni del segretario del Pd Nicola Zingaretti andavano in questo senso e così anche della Ministra Elena Bonetti, della vice presidente Maria Edera Spadoni del M5S. Perché non si traducono in chiara azione di governo? Perché non si è individuata una missione “uguaglianza di genere”? Perché non si è declinata con un piano straordinario per le infrastrutture sociali e per un forte sviluppo dell’occupazione femminile? Perché le donne sono ancora considerate una categoria, e non la metà del nostro Paese, un grande soggetto di cambiamento su cui investire. Siamo ancora in tempo per recuperare.
La parità fa bene al Pil
Eppure se crescesse l’uguaglianza di genere aumenterebbe il Pil. Secondo la Banca d’Italia, se l’ occupazione femminile arrivasse al 60 per cento aumenterebbe il Pil di 7 punti percentuali. E, aggiungo io, diminuirebbero le disuguaglianze. Più occupazione femminile significa un reddito di più in famiglia, meno povertà.
Più nidi, non qualunque ma di qualità e con personale specializzato, significa meno carico femminile di lavoro di cura dei bambini, più possibilità di lavorare per le donne, meno disuguaglianze tra bambini. Più welfare di prossimità incentrato sulla cura delle persone, anziani, disabili, con problemi mentali, attraverso la domiciliarizzazione della cura significa meno sovraccarico di cura per le donne, più occupazione femminile e minori disuguaglianze tra anziani, disabili e persone con problemi mentali.
Significa rafforzamento del tessuto sociale anche attraverso il coinvolgimento del terzo settore e degli stessi giovani del servizio civile. Se non si lavora, non si è liberi e indipendenti economicamente. Le donne non lo sono perché meno della metà lavora, in condizioni peggiori e troppo spesso fuori dai luoghi decisionali. Hanno perso più occupazione degli uomini in seguito all’epidemia, perché più precarie e irregolari e maggiormente inserite nei servizi. Bisogna intervenire.
Infrastrutture per le mamme
Nel II trimestre 2020 il tasso di occupazione femminile è arrivato al 48,4 per cento in Italia, al 60 in Francia e al 70 nel Regno Unito e anche la Spagna sta sei punti sopra di noi. Non è solo un problema di Covid. Leggi inattuate che si cumulano, obiettivi europei falliti da anni come sui nidi e occupazione femminile.
Nessuno paga per i risultati non raggiunti, tranne le donne. In assenza di politiche di redistribuzione delle ore di lavoro familiare nella coppia e nella società tramite i servizi, alla nascita dei figli le madri lavoratrici interrompono il lavoro in un caso su cinque. In seguito, sono costrette a prendere il part time e condannate a basse paghe. Serve un piano straordinario per lo sviluppo delle infrastrutture sociali, nidi di qualità fino al 60 per cento, tempo pieno, welfare di prossimità per anziani, disabili, persone con problemi mentali, sviluppo delle strutture sanitarie territoriali. Va fatto nel quadro del Recovery Fund. Serve liberare tempo per le donne e rendere possibile lo sviluppo di un’occupazione femminile più estesa e qualificata, per colmare un ritardo enorme.
Più sanità, più occupazione
L’Italia investe in sanità meno di Francia, Germania e Regno Unito. Se consideriamo l’assistenza è ancora peggio. ancora meno degli altri. E così per i servizi educativi per l’infanzia. La conseguenza è che la percentuale di occupati nell’assistenza sociale è da noi il 2,5 per cento, un terzo della Francia(7,1%), meno della metà della Germania (5,8%) e del Regno Unito (6,2%). E ci rimettono le donne che in questi settori sono la stragrande maggioranza.
Se solo investissimo in sanità e assistenza quanto la Germania, il Comitato Colao ha stimato che avremmo circa 2 milioni e 300 mila occupati in più, di cui 1 milione e 700 mila donne.
Premiare i virtuosi
Infrastrutture sociali, incentivi all’imprenditoria femminile, approccio di genere in tutti i punti del Recovery Fund, misure contro gli stereotipi di genere, sviluppo della formazione in materie STEM. Questo significa adottare l’uguaglianza di genere come obiettivo centrale nelle Linee guida del Recovery Fund.
Da ultimo, due proposte. La prima riguarda la valutazione di impatto di genere prima del varo della destinazione del Recovery Fund. E la seconda parte dalla considerazione che con il Recovery Fund si attiveranno gare pubbliche per miliardi di euro. Perché non seguire l’esempio della Regione Lazio che ha inserito criteri di premialità nelle gare, come la presenza di donne nei luoghi decisionali dell’impresa, e l’assenza di discriminazioni di genere? Sarebbe un modo intelligente da parte pubblica di innescare circoli virtuosi nel privato per favorire la presenza femminile nei luoghi decisionali e l’abbattimento delle discriminazioni.
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