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Recovery Fund, passo avanti verso l’accordo finale

Sta entrando nel vivo la trattativa tra Parlamento e Consiglio sul prossimo bilancio comunitario. I ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno dato ieri un via libera politico a una bozza legislativa, tutta dedicata al funzionamento del Fondo per la Ripresa, che andrà ora negoziata con Strasburgo. Il regolamento prevede un controllo preciso sull’uso del denaro nel rispetto delle raccomandazioni-paese, comprese quelle relative alla politica di bilancio.

Oggetto del regolamento che i ministri hanno discusso ieri è quella parte del Fondo per la Ripresa che prevede il versamento di denaro direttamente ai governi nazionali, senza passare quindi dal bilancio comunitario (in tutto 672,5 miliardi su un totale di 750 miliardi di euro). L’ammontare è raccolto sui mercati e usato principalmente per la transizione verde e digitale. Secondo l’accordo raggiunto dai capi di Stato e di governo in luglio, dei 672,5 miliardi di euro, sono destinati all’Italia 65,4 miliardi in sussidi.

In una conferenza stampa, il presidente di turno del consesso ministeriale, il ministro tedesco Olaf Scholz, ha parlato di «decisione cruciale» da parte dei ministri. «Stiamo facendo progressi passo passo». La settimana scorsa, i Ventisette avevano licenziato un altro testo, altrettanto importante nelle trattative sul prossimo bilancio europeo, dedicato questa volta al legame tra Stato di diritto ed esborso dei fondi comunitari.

Il denaro del Fondo per la Ripresa verrà distribuito sulla base di un piano nazionale dedicato alla ripresa economica. Il 10% del totale sarà prefinanziato. Il piano nazionale verrà approvato dalla Commissione e poi successivamente dal Consiglio a maggioranza qualificata.

Il singolo esborso verrà effettuato sentito il Comitato economico e finanziario (Cef), ossia l’organismo che raggruppa i direttori dei Tesori nazionali. Riforme e investimenti dovranno essere completati entro l’agosto 2026.

Nel caso ci fossero dubbi da parte di alcuni governi, sarà possibile chiedere una discussione al Consiglio europeo.

Questo passaggio era stato chiesto da alcuni paesi preoccupati da eventuali sprechi di denaro. Preoccupata da veti nazionali, l’Italia aveva ottenuto un parere giuridico nel quale si ribadisce il ruolo preminente della Commissione nella gestione del denaro comunitario. In questo senso il Cef ha tempo solo quattro settimane per adire il Consiglio europeo.

Nella trattativa diplomatica tra i paesi membri, alcuni governi hanno insistito e ottenuto che l’uso del denaro sia regolamentato dalle raccomandazioni-paese, incluse quelle relative al Patto di Stabilità, per ora sospeso per via dello shock economico. Ha aggiunto in una conferenza stampa il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis: la politica di bilancio «rimane rilevante» e deve comunque puntare «alla sostenibilità di medio termine».

La partita è tutt’altro che terminata. Il testo di regolamento deve essere negoziato col Parlamento, insieme alla proposta relativa allo stato di diritto presentata la settimana scorsa. I governi poi devono ancora dare il via libera alla misura sulle risorse proprie che permetterà alla Commissione – una volta terminato l’iter di ratifiche nazionali – di prendere a prestito sui mercati.

L’Olanda è tra i paesi più ostici. Vuole certezze sul fronte dello stato di diritto prima di dare il suo benestare sugli altri aspetti.

Prudente, L’Aja guarda al bilancio come a un pacchetto. Spiegava ieri un diplomatico olandese: «Non sappiamo ancora l’esito dei negoziati con il Parlamento sugli elementi costitutivi del pacchetto di luglio: il bilancio; le risorse proprie; il Fondo per la Ripresa, incluse le questioni delle riforme economiche e la governance; e la proposta sullo stato di diritto. È importante che l’esito delle trattative rifletta sufficientemente l’accordo di luglio in modo da garantire una rapida ratifica».

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