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Recovery Fund, la Ue emetterà 250 miliardi di obbligazioni verdi

La Commissione europea ha annunciato ieri che intende diventare uno dei più importanti emittenti di obbligazioni verdi a livello mondiale. Dei 750 miliardi di euro o poco più previsti dal Fondo per la Ripresa, un terzo del denaro sarà raccolto sui mercati attraverso questi specifici titoli di debito, a iniziare da ottobre. I fondi saranno utilizzati per raggiungere l’obiettivo di fare dell’Unione europea un continente neutro da un punto di vista climatico entro il 2050.

«L’intenzione dell’Unione di emettere fino a 250 miliardi di euro in obbligazioni verdi da qui alla fine del 2026 ci renderà il più grande emittente di obbligazioni verdi al mondo – ha detto ieri il commissario al bilancio Johannes Hahn –. Questo è anche il riflesso del nostro impegno a favore della sostenibilità e pone la finanza sostenibile in prima linea nello sforzo della ripresa economica». La prima emissione di titoli verdi dovrebbe avvenire il mese prossimo.

Il Piano per la Ripresa, noto in inglese con l’espressione NextGenerationEU, prevede che la Commissione europea raccolga quasi 800 miliardi di euro sui mercati finanziari (di questi quasi 200 miliardi dovrebbero andare all’Italia sotto forma di prestiti e di sussidi). I Ventisette hanno deciso che il 37% del denaro dovrà essere utilizzato a fini ambientali e un altro 20% dovrà finanziare la transizione digitale. In alcuni paesi la quota ambientale può raggiungere il 60% dell’ammontare nazionale.

Nell’annunciare emissioni verdi per 250 miliardi di euro, la Commissione europea ha presentato sempre ieri il quadro di riferimento perché le obbligazioni verdi possano essere considerate tali nell’ambito del Fondo per la Ripresa. Nove sono le categorie di spesa del denaro raccolto da Bruxelles. Spaziano dalla ricerca e l’innovazione in campo ambientale alle tecnologie digitali, dall’efficienza energetica alla gestione dei rifiuti, dai trasporti ecologici alla protezione della natura.

Tra le altre cose, l’esecutivo comunitario mette l’accento sull’isolamento degli edifici, in modo da proteggerli contro gli sbalzi di temperatura e conservare a seconda delle stagioni il caldo o il fresco. Si prevede che l’85-95% degli edifici europei attualmente esistenti sarà ancora in piedi nel 2050. Oggi il 70% di questi non è correttamente isolato. Vi è dunque spazio per migliorare da un punto di vista ambientale il mercato immobiliare europeo.

«Il mercato delle obbligazioni verdi sta crescendo in modo notevole – ha spiegato sempre ieri il commissario Hahn –. La credibilità in questo ambito è cruciale». Bruxelles ha fatto notare che il quadro di riferimento messo a punto dall’esecutivo comunitario è stato approvato da una società indipendente, la Vigeo Eiris, filiale di ESG Solutions, e parte del gruppo Moody’s. Ex post, la Commissione sarà chiamata a garantire agli investitori che il denaro è stato utilizzato secondo le regole previste.

Il quadro di riferimento presentato ieri riguarda esclusivamente le obbligazioni verdi emesse nell’ambito del Fondo per la Ripresa. «Voglio ancora una volta precisare che in questo ambito il denaro non potrà essere usato in campo nucleare. Quanto al gas, le regole consentono l’investimento, ma solo a certe precise condizioni», ha sottolineato il commissario al bilancio riferendosi durante una conferenza stampa a due fonti di energia particolarmente controverse.

Prima della pausa estiva, Bruxelles aveva presentato gli standard con cui definire più in generale le obbligazioni verdi tendenzialmente emesse da investitori privati. In quel caso, aveva lasciato aperta la questione se considerare verdi gli investimenti negli impianti nucleari o a gas (si veda Il Sole 24 Ore del 7 luglio). «La discussione non è terminata», ha ammesso il commissario Hahn. In questo caso, i criteri di classificazione (la cosiddetta tassonomia) sono oggetto di negoziato tra Parlamento e Consiglio.

Per ora, la Commissione europea ha raccolto 45 miliardi di euro nell’ambito del NextGenerationEU. Mancano all’appello da qui alla fine dell’anno altri 35 miliardi di euro. Dieci paesi, tra cui l’Italia, hanno ricevuto la quota prefinanziata del loro piano nazionale per la ripresa. Tre transazioni sindacate sono previste da qui a novembre. In settembre, l’esecutivo comunitario inaugurerà poi regolari aste per la vendita di obbligazioni. Queste avranno luogo il quarto lunedì di ogni mese.

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