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Recovery Fund, in discussione taglio di 100 miliardi ai sussidi

In una Bruxelles tristemente autunnale, i capi di Stato e di governo dell’Unione si riuniranno tra domani e dopodomani per discutere e possibilmente approvare il nuovo bilancio comunitario 2021-2027. Restano alcuni nodi negoziali, ma il clima tra le diplomazie nazionali è cautamente ottimistico. C’è il desiderio di voltare pagina, e dotare i Ventisette di denaro fresco con il affrontare la crisi economica provocata dall’epidemiadi questi mesi.

Sul tavolo dei leader vi sarà quanto presentato venerdì scorso dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel (si veda Il Sole24 Ore dell’11 luglio). Questi ha proposto di ridurre da 1.100 a 1.074 miliardi di euro il bilancio in sé, mantenendo inalterato il Fondo per la Ripresa che gli è associato (750 miliardi). Nei fatti, spiega un negoziatore, il pacchetto dovrebbe soddisfare tutti: «I soldi della coesione per l’Est, i soldi del Fondo per il Sud, e un bilancio più piccolo per accontentare il Nord».

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, sono quattro i nodi che i leader saranno chiamati a sciogliere durante il vertice: l’iter di approvazione del piani nazionali e il conseguente esborso del denaro contenuto nel Fondo per la Ripresa; il volume del bilancio in sé oltre che gli sconti di cui godono cinque paesi (Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Olanda); la chiave di allocazione del denaro del Fondo; e infine il legame tra fondi europei e il rispetto dello stato di diritto.

Il primo nodo è quello più controverso. L’opzione Michel prevede che i piani vengano approvati dai Ventisette alla maggioranza qualificata e l’esborso venga deciso da Bruxelles sentiti i governi. Ufficialmente l’Olanda chiede il voto all’unanimità. Non è ancora chiaro quanto spazio di manovra abbia il premier Mark Rutte. La questione è legata al volume del bilancio e agli ammontari di sussidi e prestiti nel Fondo per la Ripresa (oggi rispettivamente 500 e 250 miliardi di euro).

C’è spazio per ridurre la taglia del bilancio di 25-50 miliardi. In ballo potrebbe esserci anche un taglio ai sussidi previsti nel Fondo per la Ripresa, ammontare finora criticato da alcuni paesi del Nord Europa, ma difeso da Berlino. Tuttavia, la cancelliera Angela Merkel ha spiegato ieri che verrà a Bruxelles con «un desiderio di compromesso». Potrebbero essere limati, anche in modo sostanzioso (della metà), i 190 miliardi di sussidi che vanno a finanziare programmi quali InvestEU e Solvency.

Altro argomento sensibile è la chiave di allocazione. Quella proposta dalla Commissione prevede tra i criteri l’uso della disoccupazione 2015-2019. Questo parametro è stato criticato perché non abbastanza legato alla crisi sanitaria. L’opzione Michel si basa quindi in parte sull’andamento economico nel 2020-2021. Il criterio non è piaciuto a molti paesi perché troppo aleatorio. Vi è la possibilità concreta che dopotutto l’opzione della Commissione si riveli la migliore, nota un diplomatico.

Infine, da discutere è anche l’opzione di condizionare l’esborso dei fondi comunitari allo stato di diritto. Il piano Michel ha annacquato l’iter immaginato dalla Commissione europea, ma l’Ungheria continua a protestare – non vuole in alcun modo politicizzare la distribuzione dei fondi europei – tanto che molti diplomatici non sarebbero sorpresi se l’idea stessa venisse abbandonata pur di trovare un accordo sul bilancio, che deve essere all’unanimità.

In buona sostanza, una intesa questo fine settimana «è possibile», come ha detto ieri l’Eliseo. Si tratta di trovare un equilibrio tra l’ammontare dei sussidi, il volume degli sconti nazionali, il ruolo dei governi nell’uso del denaro del Fondo per la Ripresa. All’Aja martedì, il premier Rutte ha aperto la porta a un suo benestare ai sussidi, ma in cambio di «condizioni molto rigide». La speranza è tutta nella presidenza tedesca dell’Unione, e al ruolo che potrebbe avere nel convincere i paesi a un compromesso.

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