Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Per il Recovery Fund cabina di regia ristretta. Bonomi: “Troppi ritardi”

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia ritardi, la maggioranza si divide su scelta e profilo dei manager. Così il Consiglio dei ministri, ipotizzato per domani slitta a lunedì, come ha confermato ieri il premier. Il testo è tuttavia pronto: la novità è che la struttura pletorica di 300 tecnici della cabina di regia, che aveva prestato il fianco a polemiche, è stata tagliata a 90. Il testo che sarà presentato come emendamento alla legge di Bilancio in discussione alla Camera come ha confermato ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – regola nei dettagli la costituzione della cabina di regia destinata a presiedere al Recovery Plan italiano.
Come funzionerà? La cabina di regia avrà un livello politico, un “comitato esecutivo”, composto dal presidente del Consiglio e da tre ministri (Economia, Sviluppo e Affari europei). Ad operare sul campo sarà la vera e propria task force, la struttura tecnica e amministrativa, divisa in sei missioni, ciascuna delle quali avrà a capo un manager. Si discute ancora sui nomi e sul profilo (parte del Pd parla di nomi di alto livello mentre Conte guarderebbe più alle piccole imprese): quello che c’è di nuovo è il diritto di revoca immediato dei manager che mostreranno ritardi o inefficienze nella realizzazione dei progetti che saranno orientativamente dieci per ogni missione ma potrebbero anche essere di più o di meno.
Confermate anche le aree di impatto delle missioni: si tratta di digitale, green, istruzione, infrastrutture, sanità, equità di genere e formazione. La struttura dei tecnici cambia: saranno non più di 90 (dunque non i 300 di cui si era parlato e che avevano suscitato polemiche) e saranno divisi in tre fasce tra personale distaccato da altri ministeri, tecnici esterni e tecnici provenienti dalle grandi aziende di Stato. Al fianco della task force tecnica ci saranno i ministeri: ciascun dicastero dovrà allestire una struttura specifica destinata ad interfacciarsi con la task force per risolvere problemi burocratici e facilitare i processi.
Il cammino del Recovery plan italiano non è tuttavia ancora giunto al traguardo. Il veicolo della legge di Bilancio consentirà di avere l’approvazione probabilmente a cavallo di Natale, poi ci vorrà un Dpcm di Conte per rendere operativa la cabina di Regia. Nella prossima riunione di governo si dovranno scremare i progetti, ancora a quota 600 miliardi e che dovranno scendere a 209. Il Parlamento dovrà dire la sua quando nei prossimi giorni sarà presentata la Nota di aggiornamento al documento approvato in ottobre e subito dopo continuerà il dialogo con Bruxelles fino alla presentazione ufficiale del piano non prima del prossimo anno. Nei prossimi giorni, tuttavia, come ha annunciato ieri Gualtieri, il governo incontrerà le parti sociali. Mossa indirizzata anche a mitigare le protese della Confindustria che ha alzato i toni: «Siamo indietrissimo», ha scritto in una nota. «Abbiamo passato sei mesi tra Stati Generali e precise richieste su priorità per l’uso del Recovery Fund. Se lo diciamo – aggiungono gli industriali – è per cambiare marcia, nell’interesse del Paese, ascoltando noi e le forze sociali. Non per calcoli politici».
Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

I gruppi controllati dal Tesoro e le utility locali pronti a presentarsi ai bandi del Recovery risp...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In risposta alle proteste dei sindacati, il governo ha aumentato la no tax area per i pensionati e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’attuale testo del Ddl di Bilancio 2022 prevede la proroga fino al 2025 del bonus investimenti i...

Oggi sulla stampa