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Recovery, Draghi vede le parti sociali Un decreto nominerà i supervisori

Dopo il via libera della Commissione europea al Recovery Plan italiano arriverà un decreto legge sulla governance su cui, tuttavia, l’esecutivo non ha ancora individuato una soluzione condivisa. Il piano sarà presentato dal governo italiano entro il termine previsto del 30 aprile.
Il premier, Mario Draghi, ha deciso di rispettare le scadenze fissate da Bruxelles: questa settimana il Recovery Plan o Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) sarà approvato dal Consiglio dei ministri, il 26 e 27 aprile il presidente del Consiglio lo illustrerà alle Camere e il 30 aprile, infine, sarà inviato alla Commissione. Così Palazzo Chigi, dove anche ieri i tecnici hanno lavorato sul testo, ha smentito alcune voci secondo le quali l’Italia avrebbe ritardato di qualche giorno la presentazione del piano. Di possibile slittamento della scadenza aveva parlato, ma non con riferimento all’Italia, il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis a parere del quale sarebbe possibile derogare il termine del 30 aprile se questo dovesse servire a definire meglio i progetti nazionali per poi accedere alle risorse messe in campo con il Next Generation Eu (in tutto 750 miliardi).
Di certo resta da sciogliere il nodo della governance e, in particolare, della composizione dell’organismo politico che si troverà al vertice della struttura piramidale per la gestione delle risorse europee (l’Italia riceverà dal Recovery 191,5 miliardi, 27 dei quali saranno erogati subito dopo l’approvazione di Bruxelles).
Nell’impostazione che Draghi ha dato finora alla governance la supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituto presso Palazzo Chigi con la partecipazione dei ministri competenti. E qui c’è la questione politica, a quanto risulta ancora irrisolta. Perché la supervisione verrebbe esercitata da ministri esclusivamente tecnici, tagliando fuori quelli espressione dei tanti partiti che compongono la maggioranza. Insieme a Draghi ci sarebbero il ministro dell’Economia, Daniele Franco, quelli delle transizioni Digitale, Vittorio Colao, ed Ecologica, Roberto Cingolani, infine il ministro dei Trasporti e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini. Ecco perché i partiti chiedono di contare di più anche se il Pnrr ha una prospettiva di lungo periodo (le risorse vanno spese entro il 2026) e, dunque, ci saranno altri governi, diversamente composti, che gestiranno le fasi successive. La partita rimane aperta. Si potrebbe rendere l’organismo di supervisione più flessibile con l’inserimento di altri ministri in base alle materie oggetto di controllo. Sciolto, comunque, il nodo politico, poi sarà approvato il decreto.
Sul Pnrr Draghi incontrerà oggi Italia Viva e Fratelli d’Italia; domani le parti sociali.
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