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Recovery, Def e scostamento I 30 giorni chiave del governo

Dal vecchio al nuovo Recovery plan passando per il Def, un nuovo scostamento di Bilancio e un altro decreto legge per garantire la liquidità alle imprese e nuovi sostegni a categorie e settori messi in ginocchio dalla pandemia. Tutto in soli 30 giorni, nel corso dei quali dovranno essere tracciate le nuove coordinate per le chiusure anche sulla base della colorazione delle Regioni e dovranno essere gestiti altri importanti dossier. Si aprirà, per esempio, quello del rinnovo dei vertici delle partecipate, tra cui Cdp, Fs, Anas e Rai, anche se le scadenze sono più avanti. Sarà un mese di fuoco, e forse anche di passione, quello che attende il governo Draghi. E che comincerà tra mercoledì e giovedì con il voto delle Camere alle risoluzioni sul Pnrr targato “Conte 2” con cui i due rami del Parlamento indicheranno al presidente del Consiglio alcune correzioni di cui tenere conto nella riscrittura del Piano italiano da trasmettere a Bruxelles entro la fine del prossimo mese. Da quel momento, in poco più di quattro settimane, il governo sarà chiamato a una serie di passaggi chiave per invertire la rotta, oltre che sul piano vaccinale, anche sulle misure da adottare per favorire la ripartenza del Paese, facendo anche i conti con le diverse esigenze manifestate dalla sua vasta maggioranza.

Il pressing della Lega per le riaperture rischia di ripetersi quando dovrà essere decisa l’entità del nuovo scostamento. Il Carroccio, ma anche M5S e una parte di Pd e Fi, punta ad allargare il nuovo spazio di deficit fino a 30 miliardi, mentre Palazzo Chigi e Mef sembrano intenzionati, almeno per ora, a rimanere sotto i 20 miliardi. Anche se da alcune proiezioni tecniche emerge già un fabbisogno di nuovi aiuti per 25-30 miliardi. Gli interventi scatteranno con un nuovo decreto da varare nella seconda metà di aprile con l’obiettivo di estendere le misure per garantire la liquidità alle imprese e di far scattare nuovi meccanismi selettivi per l’erogazione dei sostegni. E anche su questo punto restano diverse sensibilità nella maggioranza. Che, nel frattempo, si divide sull’uso della dote ricavabile dall’eventuale stop anticipato del cashback, con il quale, al netto dell’incognita ricorsi, verrebbero recuperati 3 miliardi.

La richiesta di autorizzazione alle Camere per un’ulteriore tranche di indebitamento arriverà in Parlamento insieme al Def, che, con tutta probabilità, sarà presentato a cavallo della metà del prossimo mese con qualche giorno di ritardo rispetto alla scadenza del 10 aprile. Il Mef sta mettendo a punto un Documento di economia e finanza abbastanza robusto e non solo perché sarà direttamente collegato alla nuova versione del Recovery plan. Il Governo dovrà aggiornare il quadro macro e di finanza pubblica ma dovrà anche tracciare la rotta per la ripresa in un contesto internazionale difficile. Ieri l’Istat ha stimato una caduta nell’area euro di 0,4 punti di Pil nel primo trimestre del 2021, seguita da un recupero dell’1,5% nel secondo e del 2,2% nel terzo. Una caduta che, secondo il ministro Daniele Franco, anche per l’Italia dovrebbe essere l’ultima. Al momento a via XX settembre si ragiona su una previsione del Pil tendenziale per quest’anno di poco superiore al 4% (4,1% per la precisione e 4,3% nel 2022), che però, alla fine, è destinata a salire fino ad avvicinare quota 5% tenendo conto degli effetti del prossimo scostamento di bilancio e del Recovery plan. Al Mef si sta lavorando alacremente alla rivisitazione del Pnrr. Che prima di essere inviato alla Ue dovrebbe essere nuovamente sottoposto alle Camere, probabilmente nel corso di un esame congiunto con il Def, in cui dovrebbe essere citata anche la riforma degli ammortizzatori da definire sempre entro fine aprile, quando sarà entrata nel vivo la partita sulle nomine.

Il dossier è già sui tavoli di Franco e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli. In scadenza tra aprile e settembre ci sono i Cda di 9 società partecipate direttamente dal Mef e tre partecipate indirettamente (controllate da una partecipata pubblica). Tra le big in fase di rinnovo spicca la nomina di Ceo e presidente di Cassa depositi e prestiti, società pubblica che, oltre a gestire un risparmio postale di oltre 200 miliardi, è in piena corsa per rilevare Aspi e soprattutto in sinergia con Tim per realizzare la nuova società unica per la banda larga. L’assemblea è già fissata per il 13 maggio. Il Governo dovrà prima dire la sua sul gruppo Saipem, partecipato da Eni e Cdp (l’assemblea è in calendario il 30 aprile). Più delicato appare il rinnovo delle cariche di Fs e Anas, per il ruolo che giocheranno nell’attuazione del Recovery plan. Ma la partita delle partite per la politica è la Rai. Un parte della stessa maggioranza che sostiene ora il Governo Draghi tre anni fa aveva nominato i vertici che ora sarà chiamata a sostituire.

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