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Recovery, c’è poco tempo decreto per le misure chiave

Un decreto legge per rendere subito attuabile il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Arriverà insieme alla nuova versione del Piano, e includerà tutte le norme necessarie a far partire il Recovery Plan, dalla semplificazione burocratica allo snellimento delle procedure dei concorsi pubblici e a qualche misura che potrebbe rendere più rapida la giustizia civile. Lo annuncia il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta in audizione parlamentare: è la risposta del governo alla richiesta del commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni di «un binario straordinario» per non arrivare tardi all’appuntamento di fine aprile della consegna del PNRR a Bruxelles.
Un forte segnale di accelerazione che è coerente anche con il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”, che verrà sottoscritto stamane a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Non si tratta infatti soltanto un’intesa per avviare finalmente i rinnovi contrattuali, ma anche di una nuova modalità di relazioni che servirà a rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, presupposto indispensabile per la gestione del Recovery Plan, «altrimenti la Ue non ci darà le risorse», ha sottolineato Brunetta in audizione. Per la Pa cambia tutto, e molto va nella direzione prospettata da tempo dai sindacati: il lavoro viene organizzato per obiettivi, i salari di secondo livello vengono detassati come nel privato, lo smart working viene concertato e non più imposto dai dirigenti per di più con un tetto rigido fissato per legge, la formazione diventa centrale. Il risultato di un fitto dialogo avviato da Draghi già nel giorno dell’insediamento al governo e coordinato da Brunetta.
Il Piano per la ripresa e la resilienza non può aspettare i tempi dei concorsi pubblici, neanche di quelli accelerati annunciati da Brunetta, che si svolgeranno già nel giro di poche settimane in modalità digitale nei saloni delle fiere, nelle aule universitarie, ovunque sarà possibile superare in sicurezza i rigidi vincoli antiCovid stabiliti dal Cts. Per questo ci saranno anche immissioni straordinarie di dipendenti con contratti a termine. Il ministro parla di «percorsi ad hoc destinati a selezionare i migliori laureati, i profili con le più alte qualifiche, nonché a favorire, anche attraverso modelli di mobilità innovativi, l’accesso da parte di persone che lavorano nel privato più qualificato, in organizzazioni internazionali, in università straniere o presso soggetti pubblici e privati all’estero ». Professionalità che poi potranno anche rimanere stabilmente nella Pubblica amministrazione, attraverso successive modalità di immissione ordinarie, che tengano conto del lavoro fatto.
Mentre si annunciano interventi rapidi per far ripartire il Paese, il decreto Sostegni slitta però alla prossima settimana, per via dell’ennesimo braccio di ferro tra le forze di governo. Resta dunque ancora l’attesa delle categorie, dalle imprese (ristori), alle famiglie (congedi), ai lavoratori (Cig e blocco licenziamenti) per i 32 miliardi che dovrebbero ridar fiato all’economia e fare da primo ponte verso il ritorno ad una parziale normalità. Sui tre punti fondamentali tra l’ala sinistra e quella destra della maggioranza non c’è intesa. L’ultima questione è quella della base di calcolo e della conseguente entità dei ristori: il Tesoro sta lavorando per indennizzare una percentuale della media delle perdite tra 2020 e 2019, mentre il centrodestra vorrebbe che la base di calcolo fosse il totale, ben maggiore, delle perdite totalizzate nel 2020, sul quale calcolare la percentuale di indennizzo. Anche sul fisco non c’è intesa: la Lega continua a chiedere la cancellazione delle cartelle tra il 2000 e il 2015 sotto i 5.000 euro (c’è chi non vuole neppure considerare un tetto) mentre il Pd e Leu considerano la misura un condono. Infine licenziamenti e Cig: la Lega pensa che per l’edilizia si possano sbloccare i licenziamenti mentre Pd e sindacati chiedono una proroga, almeno fino a giugno, anche per la Cig Covid.
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