Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Recovery, per blindare i tempi cabina di regia e poteri sostitutivi

La Nota di aggiornamento al Def esaminata ieri in Consiglio dei ministri punta già dal prossimo anno su una crescita ambiziosa del 6% con uno 0,9% extra prodotto da manovra e fondi comunitari. Una scommessa del genere (si veda anche il servizio a pag. 5) ha una sola possibilità di riuscita: una capacità di spesa e di attuazione ultra-rapida degli interventi finanziati dagli aiuti europei, con una accelerazione drastica rispetto ai ritardi abituali nella gestione delle risorse.

Va letto così, nell’ottica di garantire il rispetto del cronoprogramma che sarà concordato con la Ue, il fitto lavorìo nel governo sulle ipotesi di creazione di una struttura apposita per giocare la partita del Next Generation Eu. Un lavorìo trapelato anche dalle indicazioni lanciate dal premier Giuseppe Conte martedì all’assemblea di Confindustria: «Ci doteremo, per il nostro piano nazionale di ripresa, di uno strumento normativo ad hoc, ne abbiamo bisogno, non c’è altra strada. Una struttura normativa dedicata, con norme specifiche e soggetti attuatori dedicati che garantisca un monitoraggio trasparente e tempi di attuazione certi».

Le parole del premier hanno fatto fiorire una ridda di ipotesi alimentando anche le tensioni sotterranee nell’esecutivo e tra i parlamentari della maggioranza su chi avrà davvero il posto d’onore nella cabina di regìa del Recovery Plan. Chi saranno i soggetti attuatori immaginati da Conte? Proprio per evitare di mettere benzina sul fuoco dei sospetti di una volontà del premier di accentrare il dossier, Palazzo Chigi respinge l’idea di affibbiare l’etichetta di commissari ai «soggetti attuatori». Ma tra gli strumenti in costruzione ci sono anche forme di potere sostitutivo che dovrebbero scattare in caso di ritardi da parte delle amministrazioni direttamente competenti sui singoli progetti. Dal governo, in ogni caso, allontanano l’idea di una moltiplicazione di figure modello Arcuri sottolineando che i «soggetti responsabili» potrebbero essere anche singoli ministeri o società pubbliche. A decidere saranno le competenze intrecciate ai cluster di progetti articolati nelle sei missioni indicate nelle linee guida: digitalizzazione, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture, salute, istruzione e formazione, equità sociale, di genere e territoriale.

Tra gli equilibri che il premier vuole salvaguardare c’è anche quello con i gruppi parlamentari, che ieri non hanno gradito più di tanto l’uscita di Conte. Già nei giorni scorsi le relazioni sul Recovery preparate dalle commissioni Finanze e Bilancio di Camera e Senato avevano segnalato con chiarezza la voglia del Parlamento di giocare un ruolo di primo piano nel controllo di tutte le fasi del Recovery, dalla selezione dei progetti alle verifiche in corso d’opera su procedure e tempi d’attuazione: proprio quello che Conte sembrerebbe voler attribuire ai nuovi soggetti attuatori. Ed è proprio dal Pd, che presiede due delle quattro commissioni più direttamente coinvolte (Bilancio alla Camera e Finanze al Senato), che arrivano i malumori più espliciti.

Ma oltre alle schermaglie politiche, c’è un nodo tecnico da sciogliere: quale sarà il veicolo normativo per disegnare la nuova struttura e la gestione contabile delle risorse. Perché non va dimenticato che i sussidi della Recovery and Resilience Facility e degli altri programmi rilanciati da Next Generation Eu viaggeranno fuori dai saldi di bilancio, secondo un meccanismo analogo a quello che governa le politiche di coesione del quadro finanziario pluriennale. La Facility, però, è un meccanismo inedito e come tale non ha un precedente su cui poggiare le scelte tecniche che al ministero dell’Economia guidato da Roberto Gualtieri stanno vagliando in un confronto informale ma continuo con la Commissione europea. Non a caso la via più breve è quella di un provvedimento collegato alla legge di bilancio, che blinderebbe anche i tempi di approvazione in Parlamento. Le incognite sono ancora molte, ma il calendario è stretto, in vista dell’avvio della sessione di bilancio tra 15 giorni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa