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Reclami dopo la chiusura liti

di Dario Deotto

Tra la chiusura delle liti pendenti e il nuovo istituto del reclamo e della mediazione si crea una vera e propria staffetta, alla luce della nuova riapertura dei termini prevista per la sanatoria delle liti. Come è stato riportato nei giorni scorsi (si veda «Il Sole 24 Ore» del 21 e del 22 gennaio), un emendamento approvato al decreto legge "milleproroghe" interviene a differire alcuni termini della chiusura delle liti fiscali pendenti "minori" (fino a 20.000 euro). L'emendamento resta solido, salvo sorprese, nonostante il Dl milleproroghe sia tornato all'esame della commissione (si veda l'articolo a pagina 38).
Viene ora stabilito che risultano definibili le controversie pendenti al 31 dicembre 2011 (anziché al 1° maggio 2011) e che il pagamento deve essere eseguito entro il 2 aprile prossimo (la scadenza originaria era il 30 novembre 2011). Rimangono fermi tutti gli altri termini, tra cui quello previsto per la presentazione della domanda di definizione, che resta stabilito (anch'esso) al 2 aprile 2012.
Quest'ultima data (in realtà, sarebbe quella del 31 marzo 2012, ma, essendo un sabato, slitta al lunedì successivo), determina una vera e propria staffetta con il nuovo istituto del reclamo e della mediazione che parte dal prossimo 1° aprile. Per la precisione, il nuovo istituto del reclamo si applica a partire dagli atti notificati (e non emessi) dal 1° aprile 2012.
Definizione delle liti e reclamo sono comunque strettamente legati. Il reclamo, che modifica molte regole del processo tributario, è stato, in pratica, l'"assist" per giustificare la definizione delle liti pendenti. In sostanza, serviva una sorta di mini riforma per giustificare il ricorso alla sanatoria. Se si considera l'ambito oggettivo sia delle liti pendenti che del reclamo ci si può tranquillamente accorgere di tutto ciò: entrambi si riferiscono agli atti emessi dall'agenzia delle Entrate di valore non superiore a 20.000 euro.
Probabilmente è per questo che la normativa sul reclamo è stata elaborata senza grosse ponderazioni e approfondimenti.
In sostanza, la norma (articolo 17-bis del decreto legislativo 546/1992) stabilisce che, per le controversie fino a 20.000 euro, chi intende proporre ricorso risulta obbligato a presentare preventivamente reclamo, con abolizione contestuale, per tali controversie, della conciliazione giudiziale. La presentazione del reclamo è condizione di ammissibilità del ricorso e il reclamo può contenere una proposta di mediazione. Se la proposta di mediazione non è contenuta nel reclamo (in quanto il ricorrente chiede soltanto l'annullamento dell'atto), sarà l'amministrazione finanziaria a formularla d'ufficio.
In tutto questo vi sono però molte cose che sfuggono. La principale è quella del rapporto con l'accertamento con adesione, più volte "sponsorizzato" dalla stessa amministrazione finanziaria, per evitare inutili controversie tra contribuente ed ufficio.
Di fronte a un atto di accertamento, il contribuente può sicuramente presentare istanza di accertamento con adesione. Se non viene raggiunto un accordo in contraddittorio, il contribuente presenta normalmente il ricorso. A questo punto, in luogo del ricorso, lo stesso contribuente, per le liti fino a 20.000 euro, dovrà presentare preliminarmente il nuovo reclamo per tentare di ottenere l'annullamento dell'atto oppure una mediazione.
Ma, se è fallito il tentativo di trovare un accordo nell'accertamento con adesione, che senso ha tentare un nuovo accordo qualche settimana dopo? È praticamente impossibile che, con tutto il tempo che si ha a disposizione per l'adesione (90 giorni più i 60 per fare ricorso), poi, poco dopo, le parti cambino idea ed addivengano alla "mediazione".
L'unica possibilità è rimessa al fatto che competente al reclamo (e alla mediazione) sarà una struttura diversa ed autonoma da quella che ha emanato l'atto impositivo. Fino a questo momento, l'esperienza insegna che difficilmente una struttura del l'Agenzia modifica l'orientamento di un altro ufficio della stessa amministrazione. In definitiva, la sensazione che si ha è che sul nuovo reclamo e sulla mediazione, se si vuole che non siano soltanto un pretesto per giustificare la sanatoria sulle liti, vi sia ancora molta strada da fare.

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