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Recesso, il notaio è d’obbligo

Nelle società di persone la dichiarazione di recesso notificata o di esclusione senza opposizione risulta iscrivibile presso il registro delle imprese solo se riveste la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata. Nell’ambito delle srl appare legittimo che la società ricorra a prestiti bancari per liquidare il socio receduto. Sono alcune delle posizioni assunte dalla commissione societaria del notariato del Triveneto nelle nuove massime relative al 2014 (si veda ItaliaOggi del 19 settembre).

Recesso: il registro delle imprese vuole il notaio. La massima n. O.A.8 dispone che la compagine societaria nelle società di persone può modificarsi in virtù di fatti o atti ed entrambi devono essere iscritti al registro delle imprese, ai sensi dell’art. 2300 c.c. Purtuttavia, mentre i fatti sono iscrivibili su dichiarazione degli amministratori, gli atti risultano iscrivibili solo se rivestono la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata.

Fra gli atti, la massima in commento (si veda la tabella in pagina) inserisce anche «la dichiarazione di recesso notificata», e «la delibera di esclusione notificata e non opposta». Conseguenza di ciò sarebbe che l’iscrizione dell’exit di un socio di società di persone (che produce una modifica dell’atto costitutivo) presso il registro, non possa prescindere dall’atto notarile. In altri termini, poiché il recesso determina una modifica dei patti sociali, ancorché dipendente dalla volontà di un socio, in mancanza di un simile atto, per il quale è necessaria la forma pubblica o l’autenticazione delle sottoscrizioni (ex art. 11, comma 4, dpr 581/95), non sarebbe possibile procedere agli adempimenti pubblicitari ex art. 2300, c.c., comma 2 (in tal senso anche la risposta a quesito n. 203-2008/I del Cnn). La posizione del Notariato non appare, tuttavia, in linea con gli orientamenti dei registri delle imprese, secondo i quali essi, devono ammettere, su richiesta del socio amministratore superstite, garante per sé e per gli altri soci e mediante esibizione di adeguate prove documentali, l’iscrizione del recesso del socio nelle more dell’adozione di un formale atto modificativo (in tal senso depone per es. anche una nota del dirigente conservatore del registro delle imprese di Treviso del 7 luglio 2008).

Secondo tale orientamento, infatti, il recesso del socio, una volta comunicato agli altri soci, è diritto già perfetto e tale recesso rientra tra «gli altri fatti relativi alla società» richiamati dal primo comma dell’art. 2300 del codice civile che debbono essere iscritti a cura degli amministratori al registro imprese (non si tratterebbe quindi di una modifica del contratto sociale, ipotesi nella quale sarebbe necessario un atto notarile per procedere alla sua iscrizione presso il registro delle imprese (in tal senso anche la circolare Ungdc n. 5 del 15/4 2009).

Recesso: il pegno e l’usufrutto si trasferiscono sul receduto. Nelle srl può succedere che il socio, la cui quota di partecipazione sia gravata da diritti di pegno, usufrutto, sequestro o pignoramento, possa recedere, essere escluso, o decedere. In questi casi, nelle quote liquidate con riserve disponibili, tali diritti si trasferiscono, attraverso l’istituto della surrogazione reale, sulle somme di denaro corrisposte al socio fuoriuscito. Inoltre, se tali diritti gravavano sui soci superstiti che, a seguito dell’exit di uno o più soci accrescono la loro quota partecipativa, il pegno, l’usufrutto, il sequestro o pignoramento graverà sulla loro quota accresciuta a seguito della liquidazione (Mass. I.H. 17).

Infine, viene affrontata un’ulteriore questione, molto dibattuta in dottrina e cioè la possibilità per la srl che attraverso l’utilizzo di riserve disponibili (spesso illiquide, per esempio perché investite in immobili), contragga prestiti per liquidare il socio escluso o receduto. In questa situazione, secondo il notariato Triveneto, anche tale contrazione è ammissibile in quanto non determina acquisto di partecipazioni proprie ex art. 2474 c.c. (I.H.18). La massima non affronta, tuttavia, il limite dei mutui contraibili in tale situazione, prestiti che potrebbero, invero, danneggiare il ceto creditorio (sul tema si veda studio del notariato nazionale n. 188/2011/I).

Società di persone: atto costitutivo aggiornabile anche «a pezzi». Per la validità delle clausole modificative, degli atti costitutivi delle società di persone, si afferma nella massima O.A.9, non è necessario (come invece previsto dall’ultimo comma dell’art. 2436 per le società di capitali) depositare nel registro delle imprese la redazione aggiornata dei patti sociali integrali. In altri termini, le modifiche, iscritte successivamente sono opponibili ai terzi anche se questi sono in possesso di precedenti versioni dei patti non formalmente aggiornate. Una situazione che non appare ottimale in relazione alla certezza giuridica dei patti fra soci, nell’ottica dei terzi.

Nomina dei liquidatori. Infine la massima O.A.10 affronta il tema della nomina dei liquidatori delle società personali. In relazione al fatto che, in queste società e a differenza di quanto avviene per gli amministratori (2259 c.c.), i liquidatori possono esser revocati ad nutum, anche senza giusta causa, si ritiene che in tale nomina sia ammissibile fissare un termine per la durata dell’incarico, e ciò a prescindere da chi abbia provveduto alla loro nomina.

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