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Recessione senza fine in Italia il Pil torna negativo Borsa a picco, spread su

Una gelida folata di vento investe l’Italia: l’Istat notifica ieri che nei primi tre mesi di quest’anno il Pil si è contratto dello 0,1% (rispetto ad un anno fa la riduzione è di mezzo punto secco). La notizia spegne la speranza su una ripresa a portata di mano, nel giro di poche ore il pessimismo prevale anche perché si sparge la voce di una tassa retroattiva sui titoli di Stato, probabilmente relativa alla Grecia, ma che impone anche al Tesoro italiano una secca smentita: lo spread, fino a pochi giorni fa in discesa, riprende a correre e vola di 30 punti base fino a 184. Affonda anche Piazza Affari che perde il 3,6% e brucia 18 miliardi. «Non mi deprimo per il Pil a meno 0,1%», commenta Renzi. Ma non aiuta l’ottimismo il dato di Cerved sui fallimenti, in salita del 4,6% tra gennaio e marzo 2014 (rispetto allo stesso periodo del 2013).

Tutto accade a pochi giorni dal voto, mentre la Bce valuta nuove misure per contrastare la deflazione. Sono i dati dell’Eurostat che lanciano il primo segnale negativo: il Pil dei 18 Paesi del club dell’euro è cresciuto solo dello 0,2% nel primo trimestre dell’anno a dispetto delle previsioni che si attendevano il doppio. Scende in campo a mitigare l’effetto dei dati la Commissione europea che invita alla
cautela nell’interpretare i dati. Ed in effetti a fronte dell’Italia che ha aperto il 2014 con tre mesi negativi e della Francia bloccata sullo zero, c’è il fenomeno Germania che cresce nei primi mesi dell’anno più delle aspettative e segna +0,8%. Unica luce: un rapporto della Bce che rivede al rialzo le prospettive di crescita dell’Eurozona collocandola su base annua all’1,1% (lo 0,1 in più), verso lo stesso livello delle stime di Bruxelles che indicano l’1,2%.
La situazione dell’Italia sembra tuttavia più critica. Tra i grandi Paesi europei è quello che ha fatto peggio, il Pil è tornato ai livelli del 2000 e soprattutto il dato negativo vanifica le proiezioni del governo che contava di arrivare allo 0,8% quest’anno. Anche Bruxelles che per fine anno stimava una modesta crescita dello 0,6% ieri ha sottolineato che i dati dell’Italia sono «inferiori al previsto». Gli analisti sono comunque sorpresi negativamente e ora calcolano un crescita del Pil per quest’anno intorno allo 0,3-0,4% e parlano – come fa Nomisma – di «stagnazione» o – come osserva il Cer – di «stato di allerta».
Di fronte alla gelata del Pil il governo reagisce. Fonti del Tesoro spiegano che il rallentamento è «comune alla maggior parte dei Paesi europei», assicurano che il taglio dell’Irpef avrà «effetti positivi sulla ripresa» e che il prossimo semestre di presidenza italiana della Ue segnerà una svolta. «Teniamo alta la guardia sul Pil, lo spread, la speculazione», assicura il ministro Padoan (via Twitter).
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