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«Recessione lunga, l’Italia preoccupa»

Alle due del pomeriggio, fra centinaia di giornalisti, si diffonde una musica sottile e triste, una marcia funebre. Sarà forse un computer rimasto acceso, o un telefonino. Olli Rehn smette di parlare e sorride: «Forse è una musica appropriata alla situazione…». Sa bene di che cosa parla, il commissario europeo agli Affari monetari: nel presentare le stime per il 2012-2014, parla dell’eurozona che uscirà dalla recessione nel 2013 ma solo per approdare a una crescita quasi piatta, +0,1% del Pil; e della Ue nel suo insieme, con una disoccupazione da primato che nello stesso 2013 sfiorerà in media l’11%; e poi della Francia, la cui ripresa partirà un anno più tardi del previsto; o della Spagna, che sta già sforando gli obiettivi di bilancio fissati nei mesi scorsi. L’onda nera arriva anche in Germania, Paese chiave che si vede dimezzare a +0,8% le previsioni di crescita per il 2013: «La crisi sta iniziando ad interessare l’economia tedesca», avverte il presidente della Bce Mario Draghi, ed è un effetto inevitabile trattandosi di «un’economia aperta e integrata».
Poi c’è l’Italia, cui sono riservate cifre e parole gravi, con un incupirsi di quasi tutte le previsioni rispetto a primavera: per il 2012, Roma si vede diagnosticare una «profonda recessione», con il Pil che cala del 2,3% mentre solo a maggio Bruxelles accreditava un declino limitato a -1,4%; e se solo per la fine del 2013 è prevista una «tiepida ripresa», ma con la crescita a un meno 0,5%, nel 2014 si tornerà al segno positivo con un più 0,8%, Roma appaiata a Lisbona e dietro tutte le altre capitali dell’eurozona (che avranno una crescita media dell’1,4%), con l’unica esclusione di Atene. L’uscita dal tunnel, per tutti, è lontana.
Secondo la Commissione europea, le riforme del governo Monti hanno portato dei risultati ma «il consolidamento dei bilanci continuerà solo fino al 2013». Il pareggio che verrà quasi raggiunto proprio nel 2013 (deficit strutturale previsto allo 0,4%), già nel 2014, «a politiche invariate», potrebbe rovesciarsi con un nuovo scivolone fino a quota -0,8%. È un accenno indiretto al fatto che il 2013 sarà anno di elezioni politiche, l’inizio del dopo-Monti? Bruxelles non lo dice. Rehn esprime comunque «forte preoccupazione», anche perché scorge un «rallentamento nella riduzione del debito pubblico»: che viene ora stimato al 126,5% del Pil nel 2012, e al 127,4% nel 2013, per poi planare di nuovo al 126,5%; ma sempre a livelli elevati. La disoccupazione toccherà l’11,5% nel 2013, l’11,8% nel 2014.
Sono solo previsioni, ma colpisce il pessimismo crescente. Per Bruxelles le stime aggravate sulla crescita italiana possono essere attribuite «a una brusca caduta della domanda interna, specie negli investimenti», e l’arrampicata del debito pubblico si spiega anche con gli aiuti forniti ad altri Paesi dell’eurozona, oltre che con il declino del Pil. Del resto, per la Commissione, tutta l’Europa naviga ancora «in acque agitate». Le Borse ne prendono atto, chiudendo in rosso (Milano la peggiore,-2,5%). E da Bruxelles, dove parla agli eurodeputati, la cancelliera tedesca Angela Merkel ammonisce: «Stiamo vivendo una grande crisi dell’euro ma rischia di arrivare una crisi ancora più grande se l’economia europea non riuscirà a riprendersi».

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