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Recessione globale, Borse giù Milano sprofonda, spread a 240

È davvero un brusco ritorno alla realtà quello che hanno vissuto ieri i mercati finanziari. Stop, quasi d’improvviso, a quell’idea di una possibile «fase due» per le Borse che si era progressivamente fatta strada grazie al rimbalzo delle ultime settimane e un amaro risveglio anche per la possibilità che i titoli di Stato italiani passino ulteriormente indenni la tempesta grazie allo scudo fornito dall’intervento Bce.

A contribuire all’amaro risveglio sono state da una parte le indicazioni negative in arrivo (come del resto era nelle attese) dall’economia reale – i bilanci trimestrali della società, oltre ai dati impietosi della produzione industriale Usa, in calo del 5,4% già a marzo – e anche il nuovo crollo del prezzo del petrolio sotto i 20 dollari al barile nonostante i tagli alla produzione Opec non hanno certo allentato la tensione.

Sul fronte BTp sono state invece le schermaglie in seno alla maggioranza di Governo sulla possibilità di accedere alla linea di credito del Mes a creare nervosismo aggiuntivo su un mercato già turbato dalle previsioni del Fondo monetario sulla crescita italiana (-9,1%) e soprattutto sul livello che il rapporto Debito/Pil (155%) rischia di raggiungere nel 2020.

Ne è uscita appunto una seduta dai toni che non si vedevano ormai da qualche settimana, con Piazza Affari in calo del 4,78%, appesantita soprattutto dai titoli bancari e il resto dei listini europei a registrare perdite comunque vicine al 4% (e bruciare 217 miliardi di euro) anche a causa dell’andamento al ribasso di Wall Street. Sul fronte bilanci aziendali si sono ieri registrati in terra americana gli annunci negativi di Goldman Sachs, Bank of America e Citigroup, mentre in Europa, dove la stagione delle trimestrali entrerà nel vivo la prossima settimana, il consensus I/b/e/s indica un calo del 22% degli utili rispetto a 12 mesi fa. «Dopo il recente rimbalzo questi dati potrebbero rappresentare un ritorno alla realtà per l’azionario», avverte Emmanuel Cau, Head of European Equity Strategy di Barclays, invitando però gli investitori a «concentrarsi sulle azioni intraprese dalle società per mitigare il crollo dei ricavi più che a preoccuparsi per l’incertezza delle indicazioni sul futuro».

Sul versante reddito fisso il rendimento del decennale italiano è risalito all’1,94% dopo anche una breve escursione oltre la soglia del 2%, mentre il concomitante calo del Bund ha contribuito a riportare lo spread Italia-Germania a 240 punti base, livelli precedenti al pieno dispiegamento delle forze da parte della Bce. E sarebbe proprio l’intervento dell’Eurotower in acquisto nel pomeriggio, secondo gli operatori, ad aver scongiurato guai peggiori. «Anche in presenza della Bce rimaniamo cauti sul debito governativo italiano, perché la sensibilità al rapporto debito/Pil e al quadro macroeconomico resta molto elevata», avverte Andrea Iannelli, Investment Director per l’obbligazionario di Fidelity International. A maggior ragione in uno scenario condizionato dalla diatriba sull’accesso al Mes, che rischia a sua volta di frenare sul nascere il possibile processo verso la creazione di un Eurobond a cui l’Italia punta.

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