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Reato se manca la continuità

L’autoriciclaggio scatta solo in caso di operazioni che in concreto spezzano la tracciabilità, che non permettono di ricostruire l’individuazione della provenienza delittuosa di somme o beni. È questa la più rilevante novità dell’emendamento proposto dal ministero della giustizia al ddl sulla voluntary disclosure (anticipato su ItaliaOggi di ieri).

Si tratta di una sintesi delle diverse posizioni emerse nel dibattito parlamentare e scientifico degli ultimi mesi. L’autore di un delitto non colposo, e tra questi i reati tributari previsti dal dlgs 74/2000, che trasferisce o sostituisce denaro o beni provenienti dal delitto di cui è concorrente, o li impiega in attività economiche o finanziarie commette delitto di autoriciclaggio, a condizione che le condotta di impiego o trasferimento sia idonea in concreto ad ostacolare l’individuazione della provenienza delittuosa delle somme o dei beni trasferiti. In sostanza chi voleva la penalizzazione dell’autoriciclaggio solo per condotte di reimpiego in attività imprenditoriali o finanziarie del provento di delitti non colposi, deve fare i conti con una esigenza punitiva che penalizza anche condotte in cui manchi tale componente ma in cui sia marcata l’attività di sostituzione o trasferimento al fine di far perdere le tracce dell’origine dei fondi, al fine di spezzare la tracciabilità. Si tratta di un equo bilanciamento, anche alla luce dell’esclusione della punibilità per il cosiddetto autoimpiego: le condotte di sostituzione e di trasferimento non sono punibili quando sono finalizzate a permettere l’utilizzo e il godimento personale dei beni e delle somme provento di delitto da parte del relativo autore.

In sostanza la rilevanza criminale dipende dall’idoneità della condotta a spezzare la tracciabilità, ma se si dimostra che i beni e le utilità sono destinati al godimento personale dell’autore del delitto presupposto, scatta una causa di esclusione della punibilità.

La sintesi del ministero della giustizia tiene conto della tradizionale impostazione dell’attuale codice penale: per evitare il ne bis in idem, cioè la doppia incriminazione per lo stesso fatto, il riciclaggio è oggi punito «fuori dai casi di concorso di reato»: le attività di sostituzione e trasferimento di denaro o beni realizzate all’autore del delitto sono, a legislazione vigente, un post factum non punibile. L’autore del delitto presupposto è punibile solo per la condotta base. L’attuale impostazione ha dei limiti molto importanti: non viene dato autonomo disvalore a quelle condotte di trasferimento e sostituzione del provento del delitto poste in essere dal reo che, pur non essendo parte della condotta criminale principale, sono successive e finalizzate ora al reimpiego in attività economiche o finanziarie lecite del provento del delitto, ora a rendere difficoltosa la ricostruzione dell’origine dei fondi. Si pensi alla frode fiscale ed all’utilizzo di conti esteri per canalizzare il provento di condotte fraudolente. In tali casi l’utilizzo di conti esteri è parte integrante della condotta criminale autonomamente punibile secondo gli artt. 2 o 3 del dlgs 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici). Non avrebbe senso incriminare l’autore del reato presupposto anche per una condotta che è realizzativa e parte integrante dello stesso reato. E in tali ipotesi anche l’autoriciclaggio nella versione proposta dal ministero della giustizia non scatterebbe. Vi sono però, condotte di trasferimento o sostituzione che non sono parte della condotta principale, e che vengono realizzate solo per garantire all’autore della reato presupposto di mettere al sicuro i beni e le utilità che ne sono il profitto o il prodotto o di reimpiegarli in attività imprenditoriali o finanziarie lecite. L’autoriciclaggio dà una risposta punitiva al disvalore che è insito in tali condotte, disvalore che si aggiunge ed è autonomo rispetto al disvalore della condotta criminale originaria. Operazioni di prelievo in contante di importi considerevoli e di successivo versamento, sono operazioni chiaramente orientate a spezzare la tracciabilità, che in concreto pongono un ostacolo alla ricostruzione dell’origine delittuosa delle somme. Per questo l’autoriciclaggio viene incriminato autonomamente. Altrettanto disvalore hanno condotte di impiego del provento del reato in attività economiche e finanziarie da parte dell’autore del reato presupposto, in relazione all’alterazione della concorrenza e del mercato che ne deriva. La graduazione della pena per l’autoriciclaggio a seconda della pena del delitto presupposto risponde poi a criteri di ragionevolezza: l’autoriciclaggio verrebbe infatti punito con la reclusione da due a otto anni, ma se il delitto presupposto è punito con la reclusione non superiore nel massimo a cinque anni, la penya per l’autoriciclaggio è ridotta da uno a quattro anni.

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