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Reato per fatture false solo se sono registrate

di Antonio Iorio

Se non viene provato che le fatture false sono state incluse nella dichiarazione e registrate in contabilità non si commette il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di documenti per operazioni inesistenti. A fornire questo importante principio è la Corte di Cassazione, terza sezione penale, con la sentenza 11588 depositata ieri.
Al rappresentante legale di una società veniva, contestato, tra l'altro, il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di false fatture (articolo 2 del dlgs 74/2000) emesse da un altro contribuente. Gli elementi probatori a sostegno dell'accusa concernevano, in buona sostanza, le fatture stesse sequestrate, presso la società, dalla GdF e le dichiarazioni rese dell'emittente e dell'imputato, che tuttavia erano inutilizzabili.
Il Tribunale prima, e la Corte d'appello successivamente, confermavano la colpevolezza dell'imputato, il quale ricorreva per cassazione eccependo in buona sostanza che non era stata in alcun modo provata né la contabilizzazione delle fatture in questione, né il loro inserimento nella dichiarazione, atteso che gli inquirenti si erano limitati solo a sequestrare i documenti. I giudici di legittimità hanno innanzitutto chiarito che l'articolo 2 del dlgs 74/2000 sanziona chiunque, al fine di evadere le imposte, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi.
Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell'amministrazione finanziaria. È necessario quindi, sottolinea la sentenza, che per la configurazione del delitto in esame, da un lato, la dichiarazione contenga effettivamente l'indicazione di elementi passivi fittizi, e, dall'altro, che le fatture false siano conservate nei registri contabili o nella documentazione fiscale dell'azienda, identificandosi in ciò, la condotta di «avvalersi» delle fatture, richiesta dalla norma incriminatrice.
Nella specie, nonostante le eccezioni difensive, la Corte d'appello, secondo i giudici di legittimità, aveva omesso di motivare in ordine alla sussistenza delle condizioni necessarie per la configurabilità del reato contestato.
La difesa, inoltre, eccepiva l'assoluta assenza di prova circa la registrazione nelle scritture contabili dei documenti ricevuti dall'imputato, nonché sulla loro utilizzazione in dichiarazione. In sostanza la falsità delle fatture era stata desunta dalle sole dichiarazioni rese dall'emittente e dall'utilizzatore imputato, nonchè da un verificatore della GdF che tuttavia riferiva non quanto effettuato direttamente, ma quanto comunicato da un altro Reparto della GdF che aveva svolto indagini presso l'impresa emittente.

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