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Reato partecipare alla vendita di una quota di Srl pignorata

Il socio che vende la sua partecipazione del 5 per cento al capitale sociale di una Srl, unitamente all’altro socio (titolare della restante quota del 95 per cento, fatta oggetto di un pignoramento bensì notificato, ma non ancora iscritto al Registro delle imprese), concorre nel reato di quest’ultimo, punito nell’articolo 388, comma 3, del Codice penale, secondo il quale «chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a trecentonove euro».
È quanto deciso dalla Cassazione penale nella sentenza n. 11302 del 17 marzo 2015, che ha ritenuto rilevante sia la partecipazione dell’imputato all’unico atto con il quale venne ceduto l’intero capitale sociale della società in questione sia il fatto che l’imputato stesso assunse, posteriormente alla cessione della sua quota del 5 per cento, la carica di amministratore unico della società in questione.
Nel caso giunto al giudizio della Suprema corte, due soci (uno per il 5 per cento, l’altro per il 95 per cento) avevano venduto a un terzo l’intero capitale sociale di una Srl (dopo la cessione, il socio che aveva venduto la quota del 5 per cento aveva assunto la qualità di amministratore unico della società ceduta). La quota del 95 per cento era però stata oggetto di un atto di pignoramento, già notificato al debitore proprietario di quella partecipazione, ma non ancora iscritto nel Registro delle Imprese nel momento in cui il soggetto pignorato aveva firmato l’atto di cessione della sua quota del 95 per cento (unitamente all’altro socio, quest’ultimo per la quota del 5 per cento).
La Cassazione conduce il suo ragionamento iniziando con una riflessione sulla natura della quota di Srl, definita come «posizione contrattuale obiettivata» da considerarsi come «bene immateriale equiparabile al bene mobile non iscritto in pubblico registro» e pure come «bene dotato di un valore patrimoniale oggettivo, costituito dalla frazione del patrimonio che rappresenta». Ne consegue che, essendo un «oggetto unitario di diritti» la quota di Srl può essere oggetto di pignoramento nei confronti del socio che ne è titolare.
Quanto poi al reato di sottrazione di quote di Srl sottoposte a procedimento esecutivo o cautelare, esso – secondo la Cassazione – si configura ogni qualvolta si ponga in essere una azione diretta a eludere il vincolo, cioè a rendere impossibile o difficile la realizzazione delle finalità cui il procedimento è rivolto.
In particolare, già la sentenza n. 25796/2010 della Cassazione aveva sancito che integra il reato di elusione dolosa della misura cautelare la condotta del titolare di quote di una società, sottoposta a sequestro conservativo, che provveda alla loro cessione con l’intento di vanificare l’esecuzione della misura cautelare, ancorchè tale cessione avvenga prima della formale notifica all’interessato del provvedimento cautelare; e ciò in quanto il bene protetto è l’interesse a rendere possibile l’esecuzione forzata in vista del soddisfacimento del creditore.
Cosicchè, la norma di cui all’articolo 388 del codice penale «non può non ricomprendere anche la condotta posta in essere indipendentemente dalla formale notifica del provvedimento che sia in sé già esistente, ove la stessa sia comunque deliberatamente diretta a vanificarne l’esecuzione».

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