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Reato del rappresentante legale: no al sequestro del conto della Srl

È illegittimo il sequestro del conto corrente della società, estranea al reato tributario, commesso dal proprio legale rappresentante ma in relazione ad un soggetto giuridico diverso. A nulla rilevando che egli abbia la delega a operare su tale conto. È infatti necessario verificare la sussistenza di altri elementi che convincano della disponibilità da parte dell’amministratore rispetto alle somme sul conto, essendo normale la possibilità di operare nell’ambito degli obblighi contrattuali con la persona giuridica. Così la sentenza n. 24666 della III penale della Cassazione depositata ieri.

Il titolare di una ditta individuale era indagato per omessa dichiarazione. In tale contesto veniva disposto il sequestro preventivo anche del conto corrente di una srl su cui l’indagato – quale rappresentante legale – era delegato ad operare. La srl, estranea alla vicenda, chiedeva il riesame della misura evidenziando che la delega non attribuisse anche la disponibilità delle relative somme. Il Tribunale confermava il sequestro ritenendo decisiva la delega. Avverso tale decisione era proposto ricorso in Cassazione nel quale si lamentava che la semplice delega non attribuisse all’indagato anche la disponibilità delle somme.

La srl evidenziava quindi che per il concetto di disponibilità occorre far riferimento alle situazioni giuridiche dimostrative di una reazione immediata tra il titolare e i beni, corrispondente all’esercizio di poteri riferibili alla qualità di proprietario o di possessore dei beni.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Secondo i giudici non vi è dubbio che la delega a operare su un conto intestato ad altri configuri il requisito della «disponibilità» richiesto per l’esecuzione del sequestro. Tuttavia, se il denaro è di una persona giuridica di cui la persona fisica è amministratore, è necessario verificare la sussistenza di altri elementi che convincano di tale disponibilità. Infatti, l’amministratore è ovviamente abilitato ad operare sul conto societario nell’ambito dei suoi obblighi contrattuali ma il saldo non è nella sua disponibilità essendo egli un mero gestore.

In tale contesto necessitano elementi di fatto idonei a convincere che, attraverso la delega, l’indagato avesse realmente esercitato poteri corrispondenti a quelli riservati al titolare dei rapporti bancari, ad esempio prelevando somme da utilizzare a fini personali, ovvero disponendo di importi a favore di soggetti estranei all’ambito sociale, o ancora eseguendo operazioni estranee all’oggetto sociale. La sentenza ricorda anche che, precedente giurisprudenza di legittimità (citata dal tribunale del riesame per confermare il sequestro) in vicende apparentemente analoghe, ha confermato la misura nei confronti della società ma, in quelle ipotesi, l’indagato, delegato ad operare sui conti, non aveva alcun incarico formale presso la medesima società.

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