Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Reati tributari, riforma su tre vie

di Alessandro Traversi  

L'entrata in vigore del dl n. 138/2011, convertito nella legge 14 settembre 2011, n. 148, ha comportato una sostanziale riforma della disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e Iva i cui effetti, però, per espressa previsione dell'art. 2, comma 36 vicies bis, si produrranno soltanto relativamente a reati commessi successivamente alla data di entrata in vigore della suddetta legge e, cioè, a decorrere dal 17 settembre 2011. Né poteva essere diversamente, trattandosi di norme di minor favore per l'imputato che, per il principio sancito dall'art. 2 del codice penale, non possono operare retroattivamente. Nell'intento di contrastare l'evasione, le modifiche al sistema penale tributario contemplato nel dlgs 10 marzo 2000, n. 74, si sono orientate in tre diverse direzioni: inasprimento delle sanzioni, limitazione all'accesso al patteggiamento e allungamento dei termini di prescrizione dei reati tributari. L'inasprimento delle sanzioni è stato realizzato con diverse modalità: innanzitutto, abbassando sensibilmente le soglie di punibilità previste per i delitti in materia di dichiarazione (si veda la tabella); in secondo luogo, eliminando le ipotesi attenuate di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti già previste, rispettivamente, dall'art. 2, comma 3 e dall'art. 8, comma 3, del dlgs n. 74/2000 allorché l'ammontare degli elementi passivi fittizi indebitamente detratti ovvero l'importo delle fatture o altri documenti emessi fosse inferiore a euro 154.937,07 per periodo di imposta; inoltre, con l'introduzione nell'art. 12 del decreto n. 74/2000 di un comma 2-bis nel quale si prevede l'inapplicabilità del beneficio della sospensione condizionale della pena in ordine ai delitti di cui agli articoli da 2 a 10, vale a dire, a tutti i delitti in materia di dichiarazione nonché a quelli di emissione di fatture false e occultamento o distruzione di documenti contabili, nel caso in cui l'ammontare dell'imposta evasa sia superiore al 30% del volume d'affari e, in valore assoluto, a tre milioni di euro; infine, con la trasformazione dell'attenuante del pagamento del debito tributario di cui all'art. 13 del decreto da circostanza a effetto speciale, comportante la diminuzione della pena fino alla metà, a normale circostanza attenuante per effetto della quale la pena prevista per reati tributari in relazione ai quali sia stato integralmente pagato il tributo e le sanzioni amministrative, anche in virtù del ricorso a speciali procedure conciliative o di adesione all'accertamento, la pena potrà essere diminuita soltanto fino a un terzo. Fin qui la riforma può tuttavia essere considerata di carattere correttivo rispetto al previgente impianto sanzionatorio.

Ben più sostanziale, in quanto segna un radicale mutamento dell'ottica repressiva in materia di reati tributari, è invece la previsione di una vistosa e discutibile limitazione all'accesso al patteggiamento, applicabile per di più a tutti i reati tributari e, quindi, non soltanto alle più gravi fattispecie di delitti in materia di dichiarazione, ma anche a quelle relative al mancato pagamento di imposte e, cioè, l'omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis), l'omesso versamento di Iva (art. 10-ter), l'indebita compensazione (art. 10-quater) e la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11). La modifica consiste nel consentire al contribuente-imputato di definire la propria posizione mediante patteggiamento soltanto a condizione che ricorra la circostanza attenuante dell'intervenuto pagamento del debito tributario, con ciò incidendo pesantemente su un istituto di diritto processuale che fino ad oggi ha notevolmente contribuito a deflazionare il carico di lavoro dei tribunali.

Il terzo livello di intervento ha infine avuto a oggetto l'allungamento dei termini di prescrizione. Non per tutti i delitti tributari, ma soltanto per quelli previsti dagli articoli da 2 a 10 e, cioè, per quelli in materia di dichiarazione, di emissione di fatture false e di occultamento e distruzione di documenti contabili, i cui termini, per effetto dell'introduzione di un comma 1-bis nell'art. 17 del dlgs n. 74/2000, sono elevati di un terzo. Ciò significa che tali reati si prescrivono non già nel termine ordinario di sei anni previsto dall'art. 157 c.p. (che invece rimane fermo per gli altri delitti di cui agli artt. 10-bis, 10-ter, 10-quater e 11), bensì in quello più lungo di anni otto a decorrere dal momento di consumazione degli stessi. Salvo che intervenga taluna delle cause interruttive del corso della prescrizione di cui all'art. 160 c.p. ovvero di cui all'art. 17 del dlgs. n. 74/2000 (verbale di constatazione o atto di accertamento), poiché in tal caso i termini di prescrizione, a norma dell'art. 161 c.p., sono aumentati di un quarto e, quindi, fino a complessivi dieci anni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa