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Reati tributari, confisca per l’ente

L’ufficio del Massimario della Corte di Cassazione, con la relazione n. 30/13 del 2 luglio 2013 fa il punto della giurisprudenza formatasi nell’ambito delle problematiche connesse all’estensione, anche ai reati tributari, del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente.
Il documento può quindi essere considerato come una prima valutazione della magistratura sui presupposti soggettivi, oggettivi e materiali a ricorrere dei quali scatta la misura preventiva.
Preliminarmente viene fatto osservare come la confisca è applicabile a tutti i reati tributari, eccetto l’occultamento o la distruzione di documenti contabili.
La risposta sanzionatoria non va a colpire i beni costituenti il profitto del reato, ma il valore corrispondente a quello del prezzo o del profitto, anche per i beni che sono nella semplice disponibilità del reo.
La relazione pone in evidenza che i presupposti fattuali del reato, necessari per la misura cautelare, devono essere singolarmente valutati. Inoltre nella relazione viene affermato che le presunzioni previste dalle norme fiscali possono giustificare l’applicazione del sequestro.
Relativamente all’individuazione del valore corrispondente al prezzo del reato la giurisprudenza è orientata nel ritenere che, nei reati tributari, il profitto dell’illecito è rappresentato, in buona sostanza, dalla totalità del credito vantato dallo Stato eccetto quello relativo all’ Irap.
È soggetto al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente anche l’imputato a cui è stato contestato il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Il documento fa anche il punto in relazione alla confisca nei confronti dei concorrenti del reato, evidenziando come la misura può essere estesa anche a quest’ultimi con il limite di non superare l’ammontare del profitto.
Un’altra interessante questione risolta in via interpretativa dalla Corte è quella secondo cui il provvedimento cautelare non deve necessariamente individuare il bene da sottoporre a sequestro, ma deve rispettare il principio di proporzionalità della misura.
Particolarmente interessante è quella parte della relazione che si occupa degli orientamenti giurisprudenziali in merito all’efficacia temporale del sequestro preventivo. Al riguardo, le posizioni assunte propendono per ritenere che la misura cautelare permane fin quanto l’obbligazione tributaria non sia stata definitivamente estinta, non rilevando, né la volontà di rateizzare l’imposta, né la sospensione dell’esecutività della cartella di pagamento; anche il rilascio della garanzia fideiussoria a garanzia del credito non assume alcuna rilevanza rispetto al provvedimento di sequestro conservativo.
Ad ogni modo è preclusa la confisca per equivalente qualora vi sia l’estinzione del reato.
Inoltre, la Cassazione si è occupata anche dell’estensibilità della misura ablatoria ai beni appartenenti alla società per i reati tributari commessi nell’interesse della stessa dall’organo amministrativo.
Nel caso specifico, i giudici sono pressoché orientati, nonostante la mancata inclusione dei reati tributari tra quelli previsti per la responsabilità penale degli enti, nel ritenere confiscabili i beni aziendali nei casi in cui l’ente societario rappresenti semplicemente il mezzo utilizzato dal reo per commettere il reato.
Infine, è ormai pacificamente accettato il principio secondo il quale la confisca trova applicazione solamente per i reati commessi a partire dal 1° gennaio 2008.

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