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Reati tributari, balzo del 50% in due anni

Quest’anno sul tavolo dei pubblici ministeri italiani, alla voce reati tributari, ci sarà il 50% di fascicoli in più rispetto al 2010. Fatture false, compensazioni indebite, dichiarazioni dei redditi mai presentate o fraudolente sono tra gli illeciti rilevati dall’agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza. Ma in molti casi la colpa è della crisi economica: gli omessi versamenti dell’Iva e delle ritenute sugli stipendi ai dipendenti, infatti, costituiscono il 50% di tutte le segnalazioni arrivate alle procure.
I dati emergono dal monitoraggio svolto dal Sole 24 Ore del Lunedì sull’attività di 51 uffici giudiziari tra il 2010 e i primi sei mesi di quest’anno. I numeri totali sono più elevati negli uffici delle grandi città – Milano e Roma in testa – ma gli incrementi percentuali non hanno una geografia omogenea. Piuttosto, risentono di variabili locali e, soprattutto nei centri minori, di blitz e operazioni mirate.
Gli effetti della congiuntura
Se si guarda la tendenza di fondo, si vede chiaramente che i reati di “mancato pagamento” sono quelli che aumentano di più. Gli omessi versamenti Iva, in particolare, si avviano a chiudere il 2012 con una crescita dell’81% rispetto al 2010. In tutte queste situazioni l’evasore non ha messo in atto operazioni complesse per ingannare il fisco, ma si è limitato a non pagare quanto dichiarato. Il che lascia pensare che in molti casi abbia semplicemente finito i soldi, o li abbia usati per tenere aperta l’azienda.
Un po’ come è successo a un imprenditore edile toscano, che vantava un credito non riscosso da 750mila euro e ha dovuto usare il poco denaro rimasto in cassa per saldare i fornitori – ed evitare il fallimento – anziché versare 150mila euro di Iva. Risultato? Il giudice per le indagini preliminari di Firenze l’ha prosciolto, su indicazione dello stesso pubblico ministero.
Il caso di Firenze dimostra che, al di là delle segnalazioni arrivate in procura, è importante vedere dove fanno a finire le ipotesi di reato. A livello generale, i casi in cui il pubblico ministero ha esercitato l’azione penale sono cresciuti più di quelli in cui ha chiesto l’archiviazione. Ma per alcuni tipi di reato – come l’omesso versamento di ritenute certificate o le dichiarazioni fraudolente – la tendenza è opposta (si vedano i grafici a destra). E poi c’è anche un problema di sovraccarico degli uffici, perché su molte segnalazioni gli inquirenti non hanno ancora formulato nessuna richiesta al giudice.
Arretrato in crescita
In media, ogni 100 notizie di reato ricevute tra il 2010 e la fine dello scorso giugno, gli uffici ne hanno smaltite 48: di cui 32 con una richiesta di rinvio a giudizio (o un decreto di condanna o un’altra modalità di esercizio dell’azione penale) e 16 con una richiesta di archiviazione. Attenzione: i fascicoli esaminati potrebbero essere anche antecedenti al 2010, ma il dato di fondo non cambia. Le pendenze aperte sono aumentate. E il flusso di segnalazioni potrebbe aumentare con l’abbassamento delle soglie che fanno scattare il penale: i nuovi importi si applicano agli accertamenti sulle dichiarazioni presentate dal 17 settembre 2011. Il grosso delle notizie di reato, quindi, deve ancora arrivare. A meno che la riforma fiscale non cambi le carte in tavola. Riforma che dovrebbe anche disciplinare l’abuso del diritto, riducendo in prospettiva i casi in cui le contestazioni del fisco sulle legittimità delle operazioni effettuate dai contribuenti arrivano nelle aule di tribunale (si veda la pagina accanto).
Oltre alle indagini delle Guardia di Finanza, un’altra fonte di segnalazioni – forse la più importante – è l’agenzia delle Entrate. In questo caso, bisogna ricordare che gli uffici sono obbligati a comunicare eventuali ipotesi di illeciti penali. Ma, al tempo stesso, hanno anche un potente incentivo a rilevare i reati, perché guadagnano il raddoppio dei termini entro cui concludere l’accertamento: da quattro a otto anni, che aumentano a dieci per chi non ha presentato la dichiarazione dei redditi.

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