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Reati societari aggravati

Incremento di sanzioni sulla responsabilità amministrativa degli enti in caso di reati societari. Mano pesante sulla punibilità dei reati di false comunicazioni sociali di cui agli articoli 2621 e 2622 del codice civile con sanzioni triplicate. Sono alcune delle modifiche desumibili dal testo del disegno di legge sui reati economici depositato dal governo il 20 novembre scorso al senato.

Le commissioni giustizia e affari costituzionali dovranno ora raccordarlo con il ddl 19/2014 (voto di scambio e falso in bilancio).

Responsabilità amministrativa

Qualsiasi reato in materia societaria previsto dal codice civile è sanzionabile dal decreto sulla responsabilità amministrativa degli enti senza che rilevi più il fatto della commissione nell’interesse della società. Aggravate, inoltre, le sanzioni previste dal dlgs 231/01 circa i reati societari. Secondo le nuove previsioni dell’art. 25-ter del decreto, infatti, la pena per il delitto di false comunicazioni sociali, previsto dall’articolo 2621 c.c. comporta per la società la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote rispetto alla previgente da 200 a 300 quote); inoltre se il citato delitto è commesso nelle società con titoli quotati la sanzione pecuniaria va da quattrocento a seicento quote. Vengono meno, poi, i riferimenti al fatto che i delitti siano commessi in danno dei soci o dei creditori poiché sono punibili in quanto configurino falsa comunicazione sociale.

False comunicazioni molto più rischiose

La novella agli art. 2621 e 2622 c.c. prefigurano uno scenario concretamente più pericoloso per tutti gli amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, sindaci e liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge o richieste in base a essa dalle autorità pubbliche di vigilanza, espongono informazioni false ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo idoneo a indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione. Difatti la pena prevista passa dall’arresto fino a due anni alla ben più corposa reclusione da due a sei anni.

Da non trascurare poi, che nel nuovo testo viene omessa la precedente dizione secondo cui rilevava: «L’intenzione di ingannare i soci o il pubblico». Ora ciò che importa è solo il conseguimento di un ingiusto profitto. Inoltre, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale, se si tratta di società che non superano i limiti previsti per la soggezione al fallimento e concordato preventivo.

Scompare, infine la soglia di non punibilità riguardo alle valutazioni estimative non superiori al 10% del valore corretto mentre resta la soglia ammissibile di falsità che comporti variazione del risultato economico inferiore al 5% o del patrimonio netto dell’1%.

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