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Reati, l’Italia è ko

Si aggrava la posizione dell’Italia in materia di indennizzi delle vittime di reato. L’avvocato generale dell’Unione europea ha chiesto ufficialmente alla Corte Ue di giustizia di dichiarare l’inadempimento del nostro paese rispetto agli obblighi europei per l’assenza di un sistema generale di indennizzo per le vittime di qualsiasi tipo di reato intenzionale violento.
Con ricorso del 22 dicembre 2014 la Commissione aveva contestato all’Italia l’inadempimento della direttiva del 2004. E prima di procedere formalmente davanti alla Corte, Bruxelles aveva a diverse riprese insistito affinché l’Italia adeguasse la propria legislazione alle norme comunitarie. A luglio 2013, poi, il tribunale di Firenze aveva posto una questione pregiudiziale proprio su questo tema, su cui la Corte europea non si era pronunciata perché non competente. Al ricorso presentato, le autorità italiane hanno opposto che la norma in questione lascerebbe ampio margine di scelta delle fattispecie di reato con indennizzo obbligatorio (come in Italia i delitti di terrorismo e associazione mafiosa). Perciò l’Italia ritiene che le richieste della Commissione siano «intrusione nelle sfere di competenza nazionale, non autorizzata dai trattati, che non prevedono competenze dirette dell’Ue in materia penale». Bruxelles ha rigettato questa interpretazione e replicato che «la questione non concerne tanto il diritto penale, quanto obbligazioni di natura civile, che pure trovano la loro fonte in una fattispecie di reato». L’avvocato generale dell’Ue, il francese Yves Bot, ritiene che l’Italia debba approntare un sistema di indennizzo per reati intenzionali (dolosi) e violenti. E non condivide il timore italiano sull’integrità delle competenze nazionali: in primo luogo con l’adempimento degli obblighi derivanti dalla direttiva «non deve essere modificato alcun reato esistente, né debbono essere introdotti nuovi reati, e dunque non viene in alcun modo sottratta al singolo stato la prerogativa di individuare autonomamente i comportamenti costituenti reato». Inoltre permane, secondo Bot, «la competenza del singolo stato sulla scelta dei criteri per quantificare l’indennizzo, purché nel rispetto dei principi di equità e adeguatezza e di parità di trattamento».

Paolo Bozzacchi

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