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Reati fiscali, un’assoluzione ogni due denunce

di Andrea Maria Candidi e Giovanni Parente

La lotta all'evasione rischia di passare sempre più dalle procure. L'abbassamento delle soglie di punibilità per i reati tributari, ipotizzato dagli emendamenti alla manovra che da domani sarà all'esame dell'aula del Senato, e le contestazioni su violazioni non solo sostanziali potrebbero far aumentare la pressione del fisco sugli uffici giudiziari. È prevedibile, quindi, un aumento delle segnalazioni. Di quanto? Oltre il 50 per cento, in pratica quasi 6mila in più. Anche se la storia recente insegna che poi quasi la metà dei fatti delittuosi accertati non si conclude con la condanna.

Nel 2010, su un totale di 11mila denunce, i contribuenti segnalati per violazioni potenzialmente interessate dalle soglie di punibilità sono stati 7mila. Considerato il trend in aumento negli ultimi anni, con nuovi limiti (in pratica, il dimezzamento degli importi penalmente rilevanti) è plausibile immaginare quasi un raddoppio delle segnalazioni in procura, che potrebbero così diventare complessivamente 17mila all'anno.

Una parte importante arriverà dai grandi contribuenti, per i quali le contestazioni elevate su elusione e abuso del diritto sono dietro l'angolo. Anche se su quest'ultimo fronte l'Agenzia ha precisato che su 3mila casi sospetti, le contestazioni si sono finora limitate a poche decine. Tuttavia manca ancora una legge che disciplini la materia e metta i contribuenti al riparo dalle sanzioni penali.

Per capire cosa potrebbe accadere basta dare un'occhiata ai dati delle Entrate sull'attività anti-evasione. Nel 2009 sono stati effettuati oltre 700mila accertamenti, che hanno individuato più di 26 miliardi di maggiori imposte accertate. In media, ogni operazione ha scoperto un'evasione di 37mila euro. Ora, con l'abbassamento delle soglie, in alcuni casi al di sotto di tale valore medio, il rischio che l'accertamento si traduca in una denuncia in procura è molto alto. Non solo. Gli stessi dati delle Entrate mostrano che tra i grandi contribuenti l'imposta media evasa è molto più alta, appena sotto i due milioni. Secondo le stime del Sole 24 Ore, il rischio della carcerazione preventiva, dopo la cancellazione del beneficio della condizionale per evasioni sopra i 3 milioni di euro, potrebbe riguardare un grande contribuente ogni cinque sottoposti ad accertamento. Un salto enorme, se consideriamo che tra il 2005 e il 2010 sono state poco meno di mille le persone denunciate per un reato tributario talmente grave da essere arrestate. In pratica, due ogni cento violazioni (a esempio, dichiarazioni fraudolente o emissioni di fatture per operazioni inesistenti) accertate dalla Guardia di finanza.

Quanto all'evasione dell'Iva, le condanne definitive sono state finora in media 300 l'anno, delle quali una su cinque a una pena detentiva. Pene in linea di massima sempre abbastanza contenute, per quanto possano esserlo misure comunque restrittive della libertà: solo in dieci casi, tra il 2001 e il 2008, sono state emesse sentenze irrevocabili superiori ai 12 mesi di reclusione.

Del resto però, almeno sul fronte procure, la maggiore spinta del fisco si è avvertita negli ultimi anni (si veda Il Sole 24 Ore del 14 marzo scorso). Addirittura, si è assistito quasi a un raddoppio delle segnalazioni di Guardia di finanza e agenzia delle Entrate tra 2008 e 2010. Merito di una maggiore sinergia tra amministrazione finanziaria e magistrati, che porta alla luce forme sempre più sofisticate di evasione, soprattutto sul fronte Iva. Non a caso l'attenzione degli inquirenti si sta soffermando sull'utilizzo di società fittizie o cartiere, create per dribblare l'assoggettamento all'imposta. Né si può dimenticare la norma del 2006 (la Corte costituzionale ne ha appena confermato la legittimità) che consente al fisco di raddoppiare i termini di accertamento se segnala una situazione di evasione a rischio-reato.

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