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Reati fiscali, istanza al pm per ridurre il sequestro

Se dopo il sequestro preventivo relativo a un reato tributario il contribuente paga le prime rate dell’adesione, la conseguente riduzione dei beni oggetto della misura cautelare deve essere richiesta al Pm indicando i ratei di imposta versati al netto di interessi e sanzioni, e non direttamente al tribunale del riesame. A fornire questa indicazione è la Corte di cassazione con la sentenza n. 33602 depositata ieri. Nei confronti di due contribuenti indagati per infedele dichiarazione dei redditi era disposto il sequestro per equivalente su propri beni. I due chiedevano al Gip il riesame del provvedimento cautelare rappresentando, comunque, di aver nel frattempo perfezionato un’adesione con le Entrate con pagamento delle prime rate. 
Conseguentemente chiedevano almeno la riduzione in misura proporzionale dei beni sequestrati. Il Gip respingeva l’istanza rilevando che il sequestro preventivo aveva riguardato beni di valore inferiore al profitto del reato. Avverso questa decisione i due indagati si rivolgevano al tribunale del riesame che, pur dando atto della fondatezza dei rilievi difensivi sollevati contro il provvedimento di rigetto del Gip, respingeva comunque l’istanza in quanto la riduzione della somma sequestrata non doveva essere riferita a quanto già versato in base al piano di rateazione ma soltanto per la parte di ogni pagamento corrispondente all’imposta evasa con esclusione di sanzioni e interessi. Poiché dai modelli di versamento e dalle quietanze prodotte dalla difesa non era possibile individuare le somme versate a titolo di imposte, di sanzioni e interessi, il tribunale riteneva che la decisione sulla riduzione del sequestro fosse di competenza dell’organo che aveva eseguito la misura cautelare. Era così proposto ricorso per cassazione respinto dalla Corte fornendo interessanti spunti procedurali.
Innanzitutto viene ricordato che in presenza di reati tributari il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, qualora sia stato perfezionato un accordo tra contribuente e amministrazione finanziaria per la rateazione del debito, non può essere mantenuto per l’intero ammontare ma va ridotto in misura corrispondente ai ratei versati.
Tuttavia, in sede di riesame o di appello avverso il provvedimento cautelare non è possibile stabilire l’importo da restituire, salvo i casi di evidenza dell’accertamento ovvero di questione facilmente risolvibile sulla base degli atti. Nella specie, pertanto, i due indagati avrebbero dovuto richiedere al pm che aveva disposto il sequestro la conseguente riduzione, dimostrando i ratei di imposta pagati per effetto della rateazione al netto di interessi e sanzioni, al fine di ottenere dal medesimo pm la revoca della misura per tali importi. Solo in caso di diniego (a questo punto illegittimo) avrebbero potuto rivolgersi al tribunale del riesame.

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