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Reati fiscali con doppia pena

La contestuale applicazione di sanzioni fiscali e penali non viola il ne bis in idem. Tale principio, infatti, non impedisce a uno Stato membro l’applicazione di una combinazione di sanzioni fiscali e penali per le medesime violazioni di obblighi dichiarativi in materia di Iva.

Si è espressa così, ieri, la Corte di giustizia, nella causa C-617/10, inserendosi in una controversia tra l’Aklagaren (pubblico ministero svedese) e un soggetto – già sanzionato dall’Amministrazione fiscale svedese, con ammende poi divenute definitive in assenza di ricorso – successivamente imputato per frode fiscale aggravata conseguente ad infedele e omessa dichiarazione.

La Corte di giustizia veniva investita di una domanda di pronuncia pregiudiziale volta a stabilire se l’azione penale avviata nei confronti del soggetto de quo dovesse essere considerata inammissibile per il fatto che lo stesso era già stato sanzionato per i medesimi fatti, nonché ad effettuare una valutazione circa la compatibilità del diritto dell’Unione con la prassi giudiziaria svedese che subordinasse l’obbligo di disapplicare ogni disposizione che fosse in contrasto con un diritto fondamentale garantito dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu) e dalla Carta costituzionale.

Nella sentenza in commento la Corte, una volta chiarito che (I) la Carta – e quindi il principio del ne bis in idem in essa contenuto – sono applicabili alla fattispecie e dunque interpretati dalla stessa Corte, e che (II) resta consentito alle autorità e ai giudici nazionali applicare gli standard nazionali di tutela dei diritti fondamentali, a patto che tale applicazione non comprometta il livello di tutela previsto dalla Carta, come interpretata dalla Corte, né il primato, l’unità e l’effettività del diritto dell’Unione, passa ad affrontare la problematica relativa al principio del ne bis in idem.

La Corte rileva che gli Stati membri dispongono di una libertà di scelta delle sanzioni applicabili.

Esse possono quindi essere inflitte sotto forma di sanzioni amministrative, di sanzioni penali o di una combinazione delle due. Unica condizione preclusiva è che la sanzione fiscale sia di natura penale e sia divenuta definitiva ai sensi della Carta.

La Corte stabilisce tre criteri per valutare la natura penale delle sanzioni fiscali: il primo consiste nella qualificazione giuridica dell’illecito nel diritto nazionale, il secondo nella natura stessa dell’illecito e il terzo nella natura nonché nel grado di severità della sanzione in cui l’interessato rischia di incorrere.

Spetta al giudice nazionale valutare, alla luce di tali criteri, se occorra procedere a un esame del cumulo di sanzioni fiscali e penali previsto dalla legislazione nazionale sotto il profilo degli standard nazionali – circostanza che potrebbe eventualmente indurlo a considerare tale cumulo contrario a detti standard – a condizione che le rimanenti sanzioni siano effettive, proporzionate e dissuasive. La Corte rileva poi che il diritto dell’Unione non disciplina i rapporti tra la Cedu e gli ordinamenti giuridici degli Stati membri e nemmeno determina le conseguenze che un giudice nazionale deve trarre nell’ipotesi di conflitto tra i diritti garantiti da tale convenzione ed una norma di diritto nazionale. La stessa ricorda tuttavia le conseguenze che il giudice nazionale deve trarre da un conflitto tra disposizioni nazionali e diritti garantiti dalla Carta. Quest’ultimo ha l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all’occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale, anche posteriore, senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale.

Va da sé come tale pronuncia sia portata ad incidere non poco sulla vita dell’impresa. La potenziale applicazione della «doppia» sanzione in capo all’imprenditore, infatti, non potrà che riverberarsi sull’operatività della stessa impresa, con conseguenze tutt’altro che trascurabili, sia in termini di economia, sia in termini di gestione.

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