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Reati fino a 5 anni, possibile archiviare

Alla fine dal Consiglio dei ministri arriva il via libera alla nuova causa di non punibilità per i reati sanzionati fino a cinque anni di reclusione e per quelli puniti con pena pecuniaria. Ieri sera ha ricevuto l’approvazione finale il decreto legislativo sull’archiviazione per tenuità del fatto. Una misura sollecitata dalla magistratura e che non ha visto gli avvocati fare le barricate e che rappresenta nei fatti una forte attenuazione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. A evidente bilanciamento delle accuse, assolutamente prevedibili, che arriveranno dall’opposizione, in particolare della Lega Nord, il Governo (lo ha annunciato via tweet il ministro dell’Interno, Angelino Alfano) ha anche varato un aumento di pena per i furti in appartamento che verranno puniti con la detenzione da due a otto anni al posto degli attuali uno-sei. Possibile anche un intervento per rafforzare le sanzioni contro le rapine. La stretta sarebbe inserita in un emendamento al disegno di legge sulla riforma del processo penale in discussone alla Camera.
Intanto, il decreto sulla tenuità del fatto, che attende solo la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale», introduce nel Codice penale una nuova causa di non punibilità quando per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare leggerezza e il comportamento non è abituale. Offesa che non può essere ritenuta lieve quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, con crudeltà o sevizie o, ancora, approfittando delle condizioni della vittima nell’impossibilità o incapacità a difendersi.In ogni caso, a essere escluse sono le condotte che, come conseguenze non volute, hanno provocato la morte o le lesioni gravissime di una persona.
Esclusi, poi, e in questo caso l’attenzione è sul profilo dell’autore e non sulle modalità della condotta, i delinquenti abituali, professisonali o per tendenza e chi ha commesso più reati della stessa indole. Fuorigioco anche chi commette un reato consistente in condotte plurime, abituali e reiterate (come lo stalking o i maltrattamenti in famiglia).
Nessun diritto di veto per la persona offesa che, comunque, potrà opporsi nel merito alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pm. Come pure, a potersi opporre sarà la persona indagata che potrebbe avere interesse a un’assoluzione ampia, tenuto anche conto di altri due elementi, conseguenze entrambi della natura dell’istituto che comporta un accertamento del fatto e un’attribuzione di responsabilità:
dell’archiviazione resterà traccia nel casellario, evitando che la persona interessata possa fruire più volte dell’istituto;
l’archiviazione avrà forza di giudicato, se emessa con sentenza al termine del dibattimento, quanto all’esistenza del fatto, all’illiceità a all’affermazione che l’imputato lo ha commesso.
Per il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, va ricordato che «la legge 67/14 aveva previsto l’emanazione di un decreto legislativo che doveva introdurre l’istituto della non punibilità per quei reati lievi che avessero causato un’offesa di particolare tenuità con un comportamento non abituale. Ora il decreto emanato in attuazione della predetta legge, stabilisce che per la non punibilità, sarà necessario che sussista, contemporaneamente, sia il requisito della particolare tenuità dell’offesa (per esempio, esiguo valore economico della cosa rubata) sia quello della non abitualità del comportamento da parte di chi ha commesso il reato. Sarà, quindi, il giudice a dover stabilire quando l’offesa deve ritenersi particolarmente tenue e quando il comportamento illecito non è abituale».

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