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Reati di lieve entità fuori cella

Reati minori (di «particolare tenuità») depenalizzati per deflazionare il carico giudiziario, dando, invece, maggiore attenzione ed «energie» a «indagini e processi complessi». E saranno velocizzate le procedure per ottenere rogatorie (le forme di collaborazione fra differenti autorità giurisdizionali) ed estradizioni (la consegna da uno stato all’altro di chi deve esser sottoposto al giudizio o alle sanzioni penali), soprattutto per contrastare una criminalità, specie quella organizzata, in espansione. Sono alcune fra le misure approvate e oggetto di «esame preliminare» nel Consiglio dei ministri della tarda serata di lunedì, riunione nella quale, però, non è stato affrontato il disegno di legge delega sul processo civile (si veda ItaliaOggi di ieri). E sul tavolo non c’era neppure l’intervento sulla prescrizione (l’estinzione dei diritti non esercitati entro un determinato lasso di tempo), tornata di strettissima attualità dopo che la Cassazione ha annullato la condanna a 18 anni del magnate elvetico dell’Eternit, Stephan Schmidheiny, per le vittime dell’amianto a Casale Monferrato; era stato lo stesso premier Matteo Renzi, all’indomani della sentenza, ad annunciare nuove norme, sostenendo che «non è possibile che le regole facciano saltare la domanda di giustizia». Ecco il panorama dei provvedimenti in materia giudiziaria varati dal governo.

REATI LIEVI NON PUNIBILI

Scatta la non punibilità per «condotte sanzionate con la sola pena pecuniaria, o con pene detentive non superiori nel massimo a cinque anni, quando risulti la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportament». A prevederlo lo schema di decreto delegato, di cui ItaliaOggi è in possesso, che recepisce le proposte elaborate dalla commissione ministeriale (nominata con decreto ministeriale del 27 maggio 2014 e presieduta dal professor Francesco Palazzo) con l’obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio e dare attuazione alla legge delega 67/2014 sulle pene detentive non carcerarie e la depenalizzazione. Un perimetro di reati nel quale, ad esempio, rientra uno di sicuro allarme sociale, il furto: a tal proposito, nella relazione introduttiva al testo, si fa notare come giacché ci si riferisce alla non abitualità del «comportamento» e non del «reato», rimane aperta «la possibilità di applicazione dell’istituto anche al reato abituale», qualora presenti caratteristiche di «particolare tenuità». Quindi, sarebbero non punibili più reati compiuti dalla stessa persona, purché tutti di lieve entità. Le conseguenze della misura? Sotto il profilo dibattimentale, si legge, «l’istituto dell’irrilevanza contribuisce a realizzare l’esigenza di alleggerimento del carico giudiziario, nella misura in cui la definizione del procedimento tenda a collocarsi nelle sue prime fasi», laddove si considera «il dispendio di energie processuali per fatti «bagatellari» sproporzionato sia per l’ordinamento» sia per chi ha commesso il fatto, «costretto a sopportare il peso, anche psicologico, del processo a suo carico». Quanto alla copertura delle misure, si precisa, all’art. 10 dello schema di decreto legislativo come «alle minori entrate derivanti da tali disposizioni, «valutate in euro 474.400 a decorrere dall’anno 2015, si provvede con quota parte delle minori spese» derivanti dall’articolo 1 dello stesso testo, «pari a 513.342 euro» dal prossimo anno.

ROGATORIE ED ESTRADIZIONI VELOCI

Grazie alla revisione del libro XI del Codice di procedura penale (modificando gli articoli 708 e 714), si dà maggiore dinamicità all’assistenza giudiziaria fuori dai nostri confini e alla collaborazione fra nazioni. Quanto alle estradizioni, si va verso un cambiamento nel termine per la consegna e nella durata massima delle misure coercitive. E per le rogatorie, che saranno gravate da minori passaggi burocratici, si opera una separazione delle aree dell’autorità politica e di quella giudiziaria per evitare la sovrapposizione di valutazioni riferite ai medesimi parametri. Restyling che, nelle intenzioni dell’esecutivo, favorirà «una maggiore cooperazione giudiziaria penale tra stati», irrobustendo «gli strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni criminali di dimensioni sovranazionali».

CONSOLO AL DAP

Il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria (Dap) ha un nuovo capo: si tratta di Santi Consolo, procuratore generale presso la Corte d’appello di Caltanissetta, cui il consiglio dei ministri, infine, su proposta del Guardasigilli, Andrea Orlando, ha conferito l’incarico.

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