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Realizzi sulle banche italiane

di Walter Riolfi

Nel netto calo subito dai titoli bancari italiani e francesi, qualcuno ha voluto leggere il ritorno delle vendite allo scoperto, dopo la decisione di revocare lo short selling. L'interpretazione è un po' capziosa, perché se è vero che le quotazioni sono calate sensibilmente, è anche vero che la revoca ha interessato i titoli francesi e Belgi – dove peraltro l'unica banca rimasta nell'indice Stoxx (Kbc Groep) è salita di un allegro 4,4% – ma non quelli italiani, che godrebbero ancora due settimane di protezione, ammesso che la Consob decida il 24 febbraio di imitare i colleghi transalpini.
E allora come spiegare i diversi comportamenti tra i titoli del settore bancario europeo? Probabilmente con la delusione o, meglio, lo scetticismo maturato dopo l'accordo con la Grecia. Giova notare che, a inizio seduta, pressoché tutti i titoli bancari avevano mostrato una bella effervescenza e UniCredit, che è finita in ribasso di un pesante 3,8%, aveva esordito con un +2,1%; e Credit Agricole, caduta in chiusura del 3,6%, era balzata di oltre il 5%: a dispetto della revoca sullo short selling che era nota da venerdì. Ma nel pomeriggio, parallelamente all'indebolimento dell'euro, i rendimenti dei titoli di stato italiani, francesi e spagnoli hanno ripreso a salire, e con loro anche gli spread sul Bund, e le banche a Milano e Parigi hanno invertito tendenza: con il risultato che il sotto indice dello Stoxx euro ha perso lo 0,6%, mentre quello dello Stoxx europeo ha guadagnato lo 0,5%.
In realtà, in un mercato di scambi sotto la media, qualche vendita sui titoli delle banche s'era vista fin da venerdì e soprattutto s'era notata da oltre una settimana una accentuata debolezza sulle obbligazioni bancarie, specie su quelle degli istituti italiani e spagnoli. Alcuni investitori americani, diffidenti fin dall'origine sul finanziamento a lungo termine (Ltro) della Bce, hanno voluto leggere in questo la punizione del mercato a quegli istituti che più avevano beneficiato dell'operazione Ltro: in sostanza quelli che avevano avuto i maggiori problemi nel reperire fondi sul mercato. Più probabilmente, tanto per i titoli azionari quanto per i bond, s'è trattato di prese di beneficio dopo i forti rialzi iniziati dopo il 9 gennaio. Non a caso il settore dello Stoxx euro era nel frattempo salito fino a un massimo del 36% e quello dello Stoxx "appena" del 25%. Realizzare un po' dei guadagni accumulati nell'ultimo mese, approfittando dell'apparente sistemazione della Grecia, è il più classico dei comportamenti di Borsa.
Si potrebbe obiettare che la questione greca è tutt'altro che a posto. E lo dimostrerebbe il fatto che i rendimenti dei titoli di stato ellenici, a dispetto dell'esuberanza sull'azionario, sono saliti ulteriormente e quelli dei titoli a 2 anni sono volati al nuovo massimo del 243%. Il voto del Parlamento greco, mentre ad Atene scoppiava la rivolta, è di «modesto sollievo», scrive Barclays Capital, perché «molte domande restano ancora senza risposta».

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