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Rcs soffre in Borsa braccio di ferro con le banche. Slitta l’aumento

MILANO.
Nel giorno in cui Laura Cioli assume le deleghe che erano del suo predecessore Pietro Scott Jovane, il titolo Rcs Mediagroup registra un nuovo pesante calo in Borsa, meno 7,56% a quota 0,66 euro portando la discesa degli ultimi tre mesi a toccare il 31%. Colpa, probabilmente, del braccio di ferro in corso con le banche creditrici per stabilire se la società riesca a rispettare o meno i covenant (parametri di bilancio) stabiliti al momento dell’erogazione dei finanziamenti. Se questi vincoli non fossero rispettati i contratti con le banche prevedono che debba essere chiamata la seconda parte dell’aumento di capitale già deliberata nel 2013 e pari a 190 milioni di euro( la prima tranche era stata pari a 400 milioni). Il management della Rcs sta cercando di far considerare alle banche la recente vendita della Rcs Libri alla Mondadori, anche se non ha ancora incassato il corrispettivo che arriverà solo con il via libera dell’Antitrust.
A fine giugno scorso il debito della Rcs ammontava a 526 milioni e con la vendita della Libri per 127,5 milioni potrebbe ridursi considerevolmente fino a circa 400 milioni. Ma anche a questo livello gli impegni con le banche prevedono che nel 2015 la società realizzi un Ebitda (margine operativo lordo) di circa 114 milioni, per un rapporto tra le due voci che non deve superare le 3,5 volte. Già adesso, cioè alla presentazione dei conti dei nove mesi, questo rapporto non dovrebbe essere superiore a 4,5 volte. Obbiettivi di redditività che sembrano assai difficili da raggiungere, anche depurando la voce dagli oneri non ricorrenti. Questa mattina prima dell’apertura di Piazza Affari la società presieduta da Maurizio Costa diffonderà il comunicato con i risultati del terzo trimestre e dei primi nove mesi, e lì gli analisti potranno toccare con mano quali saranno gli scostamenti con i primi sei mesi e le previsioni per i numeri di fine anno.
Su questi punti il direttore finanziario Riccardo Taranto ha intavolato una trattativa con i creditori per ottenere un margine di flessibilità. Anche perchè, in questo momento, in assenza di un nuovo piano industriale e con la maggioranza dei grandi soci non disponibili a sopportare nuovi esborsi, un aumento di capitale sarebbe obbiettivamente un salto nel buio. E così il cda che si è riunito ieri pomeriggio anche per analizzare i conti dei primi nove mesi, avrebbe deciso di convocare un’assemblea straordinaria per ottenere dai soci un via libera a una proroga di qualche mese per la chiamata dell’aumento di capitale che scade a fine anno. Una soluzione che potrebbe essere accettata dai principali creditori e che darebbe al management un po’ di tempo per mettere a punto il nuovo piano e presentarlo ai mercati. La soluzione alternativa, quella di mettere fin da subito in vendita i giornali spagnoli controllati da Unedisa (tra cui El Mundo, Marca, Expansion) non sarebbe al momento sul tavolo poichè vorrebbe dire svendere un asset importante per andare a rimborsare le banche ma senza creare risorse sufficienti per il rilancio della casa editrice.
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