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Rcs, si dimette l’ad Scott Jovane

Pietro Scott Jovane lascia la poltrona di amministratore delegato di RcsMedia Group. Al termine di una giornata fitta di incontri e partita in prima mattinata con il summit con le banche creditrici per la rinegoziazione del debito, il consiglio di amministrazione del gruppo editoriale ha comunicato l’uscita «consensuale» di Scott Jovane a partire dal prossimo 15 ottobre e l’assegnazione delle deleghe di Jovane ad interim al presidente Maurizio Costa.?«Il cda di Rcs MediaGroup – si legge in una nota – ha preso atto della volontà dell’ad Pietro Scott Jovane di lasciare il proprio incarico, ritenendo concluso un ciclo della vita aziendale e manifestando l’intenzione di intraprendere un nuovo percorso professionale».
Continua pagina 36 Marigia ManganoContinua da pagina 35 ? Inoltre il consiglio ha comunicato che per la risoluzione del contratto saranno corrisposte 150 mila euro al manager, a cui si sommano 600 mila euro lordi per il patto di non concorrenza.
Il board, iniziato alle 17.30 in via Rizzoli, nella sede centrale di Rcs Mediagroup, dopo la riunione del comitato remunerazioni e del comitato nomine, è durato poco più di due ore. Una riunione tranquilla, si apprende, che ha esaminato anche il tema della rinegoziazione dei termini del finanziamento con le banche creditrici. Sulla questione in mattinata il Cfo Riccardo Taranto aveva tenuto un primo incontro con i rappresentanti degli istituti di credito. Nel corso dell’incontro sarebbe stato chiesto alle banche, secondo indiscrezioni, di considerare la vendita di Rcs libri come una dismissione riferita all’esercizio in corso, nonostante l’incasso effettivo avverra’ il prossimo anno.
L’uscita di Jovane, che secondo indiscrezioni potrebbe avere un incarico in Banzai, la società fondata da Paolo Ainio, suo grande amico, arriva dopo un mandato lungo tre anni che ha visto il manager impegnato in un complesso piano di risanamento per il gruppo. Stretto tra le banche e gli azionisti, Scott Jovane ha portato a termine una serie di cessioni, ultima la vendita della divisione Libri alla Mondadori. All’origine della svolta, tuttavia, ci sarebbe stata l’insoddisfazione del consiglio di amministrazione per la gestione del manager e in particolare per i piani presentati per la ristrutturazione societaria, giudicati non adeguati dal board e insufficienti per traghettare Rcs MediaGroup fuori dalla difficile situazione finanziaria. Da quanto si è appreso tra il manager e il consiglio ci sarebbe stata una progressiva incomprensione nel corso degli ultimi mesi, fino a una decisione che si vuole ora essere «consensuale». </p><p class=”paragrafo@4”>Il passo indietro del manager apre così la questione della successione. Girano diversi nomi, tra cui quello dell’attuale direttore generale Alessandro Bompieri se dovesse prevalere la scelta di una candidatura interna. Nella rosa dei nomi figurerebbero anche gli attuali consiglieri Laura Cioli e Teresa Cremisi. Una scelta che dovrebbe avvenire in tempi stretti, ma che si preannuncia complessa. Intanto per il compito che sarà affidato al nuovo amministratore delegato del gruppo, assai delicato. Nonostante il successo della lunga e complessa trattativa sui Libri,infatti, in Rcs rispetto a quanto previsto dagli accordi con le banche creditrici alcune cose hanno preso una piega ben diversa. Il gruppo di via Rizzoli avrebbe dovuto realizzare entro fine settembre cessioni di attività non strategiche per 250 milioni di euro e ne ha invece realizzate per circa 190 milioni, Libri esclusi. Rcs sarebbe poi in trattativa con un primario gruppo internazionale per cedere le attività televisive di Veo tv, il mux spagnolo, da cui potrebbero entrare altri 25 milioni. Le intese con le banche prevedevano che il debito netto a fine anno scendesse sotto i 440 milioni e fosse inferiore a 3,5 volte il margine operativo lordo. Già a fine settembre, poi, l’indebitamento netto si voleva non dovesse superare le 4,5 volte il margine operativo lordo. Sfondando i vincoli con le banche (covenant) Rcs era impegnata a varare subito una seconda trance di aumento di capitale, per circa 190 milioni, sulla delega originaria da 600 milioni avuta a suo tempo dai soci e già esercitata per oltre 400 milioni. A fine giugno la semestrale Rcs segnava una posizione finanziaria netta negativa per 526 milioni. La priorità, dunque, è rivedere in tempi stretti gli accordi siglati con gli istituti. Ma soprattutto valutare se quella delega sulla ricapitalizzazione sia ora necessaria. Una eventualità che potrebbe ridisegnare gli assetti societari del gruppo già delicati.Fino a che punto è ancora tutto da verificare. La Borsa, sullo sfondo, teme questa nuova fase di incertezza. Le azioni Rcs hanno archiviato la seduta in forte calo del 6,4% a 0,92 euro dopo essere arrivata nel corso delle contrattatzioni a perdere l’8%.

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