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Rcs, si chiude l’aumento di capitale

L’aumento di capitale Rcs da 420 milioni è a un passo dal chiudere definitivamente i battenti. Oggi, a Borsa chiusa, la società comunicherà quanto dell’inoptato rastrellato in asta è stato effettivamente trasformato in azioni. Il tutto mentre il patto, forte comunque di una quota di capitale attorno al 60%, è pronto ad aprire il confronto sul futuro del vincolo.
La mappa dei soci
Riguardo il nuovo assetto azionario del gruppo che edita Il Corriere della Sera, il mercato attende di capire se a valle dell’asta si dovranno registrare cambiamenti sostanziali nell’equilibrio tra soci. A quanto si apprende, difficilmente oggi emergeranno indicazioni precise. La società comunicherà solo quanto della fetta di opzioni andate in asta è stata poi effettivamente sottoscritta dal mercato e quanto, per differenza, è stato invece tolto da Piazza Affari per evitare possibili mosse ostili. Detto questo, sui registri non figurerebbero comunque partecipazioni particolarmente rotonde. Il pacchetto dell’11,2% sarebbe stato assorbito da diversi intermediari e solo uno, dei quattro più attivi, avrebbe movimentato un pacchetto consistente che potrebbe essere di poco superiore al 2%. Tuttavia, se questa quota fosse poi stata piazzata nelle mani di un unico investitore, il nuovo socio avrebbe comunque cinque giorni di tempo, a partire da oggi, per comunicare l’ingresso nell’azionariato a Consob. I tempi sarebbero decisamente più stretti, se si trattasse di uno dei soci rilevanti già presenti nell’azionariato. Tuttavia, i principali, da Diego Della Valle alla Fiat di John Elkann, hanno categoricamente smentito di avere acquistato le opzioni. Si vedrà. Di certo, non trovano ancora conferma le possibili sortite, seppur modeste, di Urbano Cairo e di altri imprenditori. Quel che è certo è che, a prescindere da chi ha acquistato i recenti pacchetti, se il patto resta compatto la governance di Rcs rimane un fortino inespugnabile.
Gli equilibri nel patto
Come è noto, verso fine mese si terrà un confronto fra gli azionisti del patto per provare a disegnare il futuro dell’accordo. La data non è ancora stata fissata, si sta cercando di incrociare le agende per garantire la più alta partecipazione possibile. A quell’appuntamento, almeno uno degli azionisti ha intenzione di presentarsi con le idee piuttosto chiare. La Fiat di John Elkann ha raddoppiato la presenza nel capitale di Rcs, ora ha oltre il 20%, con l’obiettivo di dare stabilità al gruppo in una fase assai delicata per il destino della società. Per questo, il Lingotto, pur non restando ancorato alla vecchia architettura del patto, è pronto a rilanciare un’intesa tra i soci, che può tradursi anche in un semplice patto di consultazione, che, seppur con regole più morbide sul fronte della vendita delle azioni, preservi l’assetto attuale. Di avviso diverso Mediobanca che, come dichiarato dal mercato, vorrebbe avere le mani completamente libere. Piazzetta Cuccia con il suo 15% è il secondo socio immediatamente alle spalle di Fiat. Da capire se l’istituto guidato da Alberto Nagel, in sede di confronto fra i soci, possa rivedere parzialmente la propria posizione. Di certo, un peso rilevante lo potrebbe giocare Intesa Sanpaolo la cui decisione di appoggiare o meno un patto light potrebbe influenzare l’esito del dibattito. Allo stato Ca’ de Sass non si sarebbe ancora apertamente schierata.

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