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Rcs, perdite record ma aumento garantito

Tra mille difficoltà, ma la ricapitalizzazione di Rcs, indispensabile per assicurare la continuità aziendale, avanza. Il consiglio, che si è riunito domenica, oltre ad approvare il bilancio (chiuso con il rosso record di 509,3 milioni), ha anche dato l’ok al rifinanziamento del debito bancario per 575 milioni e definito lo schema per l’aumento di capitale da 400 milioni. Tuttavia per le condizioni dell’operazione si dovrà attendere domenica 28 aprile, quando è stato convocato un nuovo cda per varare l’aumento, confermare la data dell’assemblea (tra il 29 e il 31 maggio) ed esaminare la trimestrale della capogruppo. Un rinvio che è probabilmente l’indiretto effetto della lettera di contestazione recapitata al board da Diego Della Valle, azionista all’8,69%, sulle modalità “iperdiluitive” prospettate per l’aumento e sul ruolo delle banche azioniste e finanziatrici. Sulla stessa linea Paolo Merloni, che ha rassegnato domenica le dimissioni dal cda a valere dalla prossima assemblea. E si immagina che non sia troppo diversa la posizione di Carlo Pesenti che domenica ha disertato il cda.
Ieri però, presentando alla comunità finanziaria i dati di bilancio e il piano industriale, l’ad Pietro Scott Jovane e il direttore finanziario Riccardo Taranto hanno assicurato che già oltre il 91% dell’aumento, sulla carta, è garantito. Infatti c’è l’impegno scritto di un gruppo di soci del patto a fare la propria parte – Mediobanca, Fiat, FonSai (Unipol), Pirelli, Intesa-Sanpaolo, Mittel e Edison – per, complessivamente, circa il 44% del capitale, al netto delle azioni proprie. E c’è inoltre la disponibilità di alcuni soci (Fiat e Intesa) a farsi carico di parte dell’inoptato del sindacato, arrivando così poco sopra il 50%. A latere c’è l’offerta di cinque banche – Banca Imi (Intesa), Centrobanca (Ubi), Bnp-Paribas, Mediobanca e Banca Akros (Bpm) – a costituire un consorzio di garanzia per l’importo di 166 milioni, pari al 41,5% dell’aumento. All’interno del patto, contrariamente alle attese, non è pervenuta finora l’adesione di Eridano finanziaria (famiglia Bertazzoni, titolare dell’1,228%), Merloni (2%) ha detto no, mentre la Sinpar di Lucchini (2,038%) ha rinviato la valutazione e l’Italmobilare di Pesenti (7,419%) si riserva di decidere quando saranno fissate le condizioni. Di fatto il patto che oggi controlla il 58,1% del capitale Rcs, uscirà significativamente modificato dalla ricapitalizzazione e con tutta probabilità non arriverà alla scadenza naturale del marzo 2014.
Taranto ha precisato che l’aumento partirà a metà giugno. A riguardo l’unica incognita da sciogliere, a questo punto, è il prezzo, che non sarà certamente a premio rispetto alle quotazioni di mercato. Dei 400 milioni che saranno raccolti, la metà, cioè 200 milioni, ha infatti già una destinazione certa: serviranno a ripagare la prima linea di credito fornita dal pool formato da Intesa, Ubi, UniCredit, Bnp-Paribas, Bpm e Mediobanca, al cui rimborso è subordinata l’erogazione dei successivi finanziamenti per altri 375 milioni.
Oltre agli introiti degli aumenti di capitale (altri 200 milioni sono ipotizzati entro il 2015), il piano prevede di ricavare 250 milioni dalla cessione di asset non core, target che il direttore finanziario, nella conference di ieri, si è detto fiducioso di raggiungere «entro la fine del prossimo anno», precisando che la cessione più vicina è quella di Dada, con sviluppi attesi tra la fine di aprile e maggio. Taranto ha spiegato che ci sono anche contatti con potenziali investitori interessati all’edificio di via San Marco, ma che il mercato immobiliare sta attraversando una fase «difficile». Sotto il profilo strategico-industriale, il piano si propone di spingere sulla digitalizzazione dei contenuti editoriali. Questo «non significa che abbandoneremo la carta» – ha spiegato l’ad Jovane – ma «le tendenze digitali, che vengono considerate come minacce per il nostro settore sono una delle migliori opportunità che Rcs ha per allargare la propria influenza, raggiungere nuovi mercati pubblicitari e diventare più redditizia».
Il titolo ha chiuso la seduta in Borsa in calo del 3,36% a 0,83 euro, mentre sono arrivate le prime valutazioni degli analisti. Akros ha tagliato il prezzo obiettivo da 70 a 60 centesimi, con giudizio “sell” (vendere), Kepler ha confermato il giudizio “reduce” (ridurre) con target a 30 centesimi.

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