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Rcs Mediagroup, Provasoli presidente

MILANO — L’assemblea Rcs MediaGroup, editore del Corriere della Sera, rinnova il consiglio e il nuovo board nomina presidente Angelo Provasoli e vicepresidenti Roland Berger e Giuseppe Rotelli, primo azionista con il 16% fuori patto. Affida inoltre a Riccardo Stilli, vicedirettore generale, funzioni vicarie della direzione generale fino all’arrivo del nuovo amministratore delegato.
Il nuovo capoazienda in sostituzione di Antonello Perricone non è stato ancora scelto ma Piergaetano Marchetti, che lascia la presidenza restando consigliere, ha assicurato ieri che la decisione verrà presa «entro brevissimo tempo, in modo che la società abbia soluzione di continuità in un momento difficile. Mi sembra corretto che sia il nuovo board a identificare l’amministratore delegato. Il consiglio farà tesoro di eventuali ricerche e indicazioni di rose di nomi che saranno compiute».
Nel nuovo board, che scende da 21 a 12 componenti con cinque amministratori espressione diretta o indiretta degli azionisti e cinque indipendenti, entrano dunque Umberto Ambrosoli, Andrea Bonomi, Fulvio Conti, Luca Garavoglia e Giuseppe Vita. Presidente del collegio sindacale è stato nominato Giuseppe Lombardi, designato dalla lista di minoranza presentata dall’imprenditore della sanità Rotelli.
Nel corso dell’assemblea, che ha anche approvato il bilancio 2011, Perricone ha detto di ritenere che i dati di Rcs Mediagroup per la raccolta pubblicitaria nei primi tre mesi dell’anno superino quelli dei concorrenti. «Non è ancora il tempo di parlare di trimestrale», che verrà esaminata da un consiglio di metà maggio. Ciò che oggi però possiamo dire è che, in base alle cifre in nostro possesso per quel che riguarda la pubblicità, credo che i dati Rcs in Italia siano decisamente migliori rispetto alla concorrenza e questo dovrebbe consentirci, pur in presenza di un calo dei ricavi da advertising, di avvicinare il risultato di margine operativo lordo non solo rispetto a quello previsto ma anche a quello dell’anno precedente, grazie essenzialmente alla continua azione sui costi che, in particolare in Spagna, è stata «ulteriormente portata avanti» anche «con nuovi piani di intervento».
Perricone ha poi sottolineato che il debito continua a diminuire e che il gruppo potrà procedere anche con cessioni di attività non «core» «senza necessariamente ricorrere ad aumenti di capitale». Sulla possibile cessione della francese Flammarion (ieri il numero uno delle Editions Albin Michel, Francis Esmenard, ha riferito di aver depositato un’offerta) nelle prossime settimane ci saranno gli elementi per la decisione.
A margine invece dei lavori assembleari, il socio Diego della Valle, uscito con il suo 5,5% dal patto in disaccordo con le scelte sulla governance, sulla vicenda relativa alla scelta ancora in corso dell’amministratore delegato, ha detto che si tratta del «completamento di una frittata cucinata male. La Rizzoli non è una sala giochi dove uno si diverte e si fa venire idee estemporanee». Ora che il nuovo capoazienda sarà nominato e si sarà insediato, «e con un presidente che è una persona seria ma che non conosce l’azienda, ci si impiegherà un anno a capirci qualcosa». A Rcs, ha aggiunto, «servono manager bravi, con una visione internazionale, che vogliano essere apprezzati per il lavoro fatto e non per il bacio della pantofola». Della Valle (che si è astenuto ieri in assemblea) ha parlato quindi del patto Rcs. Il group ceo di Generali, Giovanni Perissinotto, ha dichiarato che il Leone deve uscirne. L’imprenditore della Tod’s ha detto: «L’ho sentito dire da molte altre persone. La mia impressione è che il patto non esista proprio più e queste cose siano finite, non solo in Rizzoli ma nella mentalità dell’economia di questo mercato».
Della Valle ha quindi rimarcato di parlare «da azionista importante, che intende pesare il prima possibile ancora di più», dichiarazione che ha contribuito ad «accendere» le quotazioni del titolo in Borsa che, dopo essere salito del 10% circa ha chiuso con un rialzo del 5,6%. Infine l’imprenditore si è augurato che «nessuno tenti di dar fastidio alla gestione editoriale di Rcs, soprattutto per il Corriere. Sarebbe un fatto grave. Ritengo che i giornalisti e il direttore del Corsera non siano mai stati liberi come ora. Per quanto ci riguarda lo sono stati anche in passato».

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