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Rcs Libri, parola all’Antitrust

La parola passa all’Antitrust per esprimersi sugli eventuali rischi concorrenziali dopo che è stata raggiunta domenica, in tarda serata, l’intesa per la cessione delle attività Libri da Rcs a Mondadori. Vedrà così la luce un unico polo (già chiamato dai media «Mondazzoli» da Rizzoli+Mondadori) che coprirà il 40% circa del settore trade (ossia quello di librerie e supermercati) e il 25% del segmento educational (quello legato ai titoli con un taglio didattico).

Il giro d’affari complessivo sarà di quasi 462 milioni di euro (sommando teoricamente i fatturati delle due società che rimarranno comunque distinte). Valore della vendita 127,5 milioni di euro.

A breve, quindi, è attesa la notifica all’Authority presieduta da Giovanni Pitruzzella che poi, come stabilito dalla legge 287 del 1990, avrà 30 giorni di tempo per avviare un’istruttoria o comunicare il via libera all’operazione (in caso di avvio dell’istruttoria sono previsti altri 45 giorni, al massimo, per concludere l’iter). La variabile Antitrust, di cui si fa carico la società presieduta da Marina Berlusconi e guidata dall’a.d. Ernesto Mauri, è al momento un rischio calcolato visto che non ci sono limitazioni normative né precedenti storici per imprimere uno stop alla cessione. L’incognita legata all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha pesato sull’ultima trattativa tra l’a.d.

Rcs Pietro Scott Jovane e Mauri facendo abbassare il prezzo dai 135 milioni di euro inizialmente messi sul tavolo, ma appena sotto i 130 milioni non configurando così una svendita e mettendo d’accordo entrambe le parti oltre che corrispondendo al piano industriale di Rcs e alle attese delle banche. Lo sconto del 5% è stato fatto quindi, superando la possibile rottura delle trattative, perché Mondadori si accolla ogni rischio Antitrust. Quindi, nello specifico, se il Garante dovesse bloccare l’operazione ritenendo eccessiva la concentrazione sui libri, alla casa editrice guidata da Jovane non tornerà indietro nulla e sarà Mondadori a dovere vendere. Alla fine, infatti, l’intesa definitiva è stata raggiunta nella tarda serata di domenica scorsa. E ieri il mercato ha accolto positivamente l’accordo: in Borsa il titolo Rcs ha iniziato la settimana chiudendo la seduta a +5,39% a 0,8895 euro, Mondadori a +2,31% a 0,9965 euro.

Adesso, subordinato al giudizio dell’Antitrust (chiamata in causa sia dal ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini sia, con un esposto, dal Codacons) resta non solo l’atteso disco verde all’operazione ma anche il pagamento dei 127,5 milioni di euro che verranno versati contestualmente al closing formale della vendita. Cifra che, peraltro, potrebbe variare a seconda di alcuni meccanismi di aggiustamento fino a +/-5 milioni di euro in base al raggiungimento degli obiettivi economici fissati per Rcs Libri entro fine anno. Senza dimenticare un’ulteriore parte variabile di earn-out fino a 2,5 milioni di euro, legati al conseguimento di risultati nel 2017. «È un’operazione di cui siamo particolarmente orgogliosi. Un rilevante investimento, da parte di una grande azienda italiana, in un settore nobile e speciale come quello del libro», ha dichiarato Marina Berlusconi. «La Mondadori, di cui la mia famiglia è l’editore da ormai 25 anni, torna a crescere e compie un passo cruciale verso una sempre maggiore solidità. Ma quello annunciato è anche un investimento sul futuro del nostro paese e sulla qualità di questo futuro. Le dinamiche del settore spingono in tutto il mondo gli editori a unire le forze. Un processo che in Italia, dove gli operatori hanno dimensioni molto più piccole rispetto a quelli degli altri principali paesi, risulta ancora più necessario». All’estero, per esempio, il 26% del mercato britannico è in mano a Random House-Penguin mentre in Italia sta sbarcando un altro colosso, HarperCollins Publishers.

Mondadori controlla già marchi come Einaudi, Electa, Piemme, Sperling&Kupfer, Mondadori Education e aggiungerà tra poco Bompiani, Rizzoli, Fabbri (editore del successo tv Masha e l’orso), Sonzogno e la maggioranza di Marsilio. Rimane esclusa Adeplhi visto che per il 58% in mano a Rcs eserciterà il diritto di prelazione l’altro socio Roberto Calasso. «Questa operazione è frutto di una scelta convinta, importante e strategica, cui siamo giunti dopo aver condotto dal 2013 un profondo piano di risanamento e successivo rilancio del gruppo», ha sottolineato ieri l’a.d. di Segrate Mauri. «Un cambio di passo che ci ha portato a focalizzarci sui nostri core business (i libri, trade ed education, affiancati dalla rete di librerie, e i magazine in Italia e Francia) e a raggiungere gli ambiziosi obiettivi che ci eravamo prefissati: il ritorno all’utile, una redditività positiva in tutte le attività e una forte riduzione dell’indebitamento».

Quindi, mentre Mondadori imposta il suo futuro concentrandosi su poli di attività (i libri, i magazine), con questa operazione Rcs riuscirà innanzitutto ad abbassare il debito sotto l’asticella prefissata dei 440 milioni. Da un punto di vista editoriale, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport potranno comunque continuare a sfornare libri in abbinata. La cessione permette però a Rcs di non dover ricorrere al secondo aumento di capitale deliberato per 190 milioni, tenuto come ultima chance dall’azienda per abbattere il debito e inviso alla maggioranza dei soci. Secondo il direttore finanziario Riccardo Taranto, «non è sul tavolo in questo momento» la ricapitalizzazione. «Faremo investimenti» con «parte di quello che incasseremo» con le cessioni, ha confermato ieri Taranto, ricordando che una di queste sarà la tv spagnola Veo, sulla quale «stiamo lavorando e speriamo di concludere presto» (vedere ItaliaOggi del 2/10/2015). La cessione dei Libri consentirà a Rcs di «sedersi con i nostri finanziatori per rivedere le condizioni che ci applicano», ha concluso il manager. «C’incontreremo al più presto».

E su Mondazzoli si è espresso ieri anche Paolo Mieli che conosce bene Rcs essendo il presidente proprio di Rcs Libri e dopo essere stato alla direzione del Corsera: «Rizzoli e Mondadori come Coppi e Bartali, è normale che la fusione faccia clamore. In futuro nasceranno gruppi editoriali sempre più grandi. Non dobbiamo preoccuparci né opporci». Ma come si preparano alla nascita di Mondazzoli i suoi concorrenti? C’è intanto il gruppo Mauri Spagnol per conto di cui Andrea Micheli sta già lavorando al dossier Bompiani, secondo indicrezioni di stampa, ossia a quell’editrice che è più probabile Mondadori dismetta in caso di stop dall’Antitrust. Alla Giunti, invece, hanno accolto uno dei più quotati editor di narrativa, Antonio Franchini, che ha lasciato Mondadori per diventare direttore editoriale del gruppo fiorentino. Feltrinelli, infine, sta puntando da tempo sulla diversificazione nei formati retail e nella produzione di contenuti (per esempio con laeffe tv), oltre che riservando investimenti al digitale.

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