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Rcs, le banche chiedono più capitale

Alcune delle banche finanziatrici di Rcs Mediagroup potrebbero spingere per un aumento di capitale superiore ai 400 milioni di euro. Dopo le dichiarazioni pubbliche («mi sembra un piano con un rischio di esecuzione piuttosto alto») dell’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, emerge il nodo della ricapitalizzazione tra gli istituti di credito esposti verso il gruppo editoriale.
Rcs Mediagroup è infatti esposta verso il mondo bancario per 876 milioni di euro (a settembre) e tra gli istituti finanziatori ci sono Mediobanca e Intesa Sanpaolo (che sono pure soci e presenti nel patto di sindacato) ma anche UniCredit e Ubi oltre ad altri istituti con quote di finanziamento inferiori. Inoltre gli stessi maggiori istituti finanziatori (Mediobanca, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Ubi) saranno probabilmente le banche che dovranno sostenere il consorzio per l’aumento di capitale. Infine, particolare rilevante, quest’anno andranno in scadenza prestiti per circa 700 milioni di euro, che andranno rifinanziati.
Ora questi elementi, raccolti assieme, danno luogo a una rilettura di tutta la vicenda di via Solferino. L’impressione, secondo le indiscrezioni, è che alcuni istituti potrebbero consigliare un aumento di capitale più sostanzioso e superiore ai 400 milioni per Rcs. Secondo alcune fonti, potrebbe essere il modo per far combaciare meglio l’aumento di capitale con il rifinanziamento richiesto alle banche.
Soltanto ipotesi poco concrete o qualcosa di più? Di sicuro, UniCredit è tra i finanziatori più rilevanti di Rcs con 110 milioni di linee. Piazza Cordusio non è socio, ma è il maggiore azionista di Mediobanca, che a propria volta è nel patto di sindacato di Rcs con una quota di circa il 14 per cento. Insomma, le parole di Ghizzoni hanno un peso su tutta la vicenda. Se da una parte c’è UniCredit, che sembra consigliare un aumento più sostanzioso, e Ubi che sta alla finestra, dall’altra ci sono Intesa Sanpaolo e Mediobanca che, oltre ad essere finanziatori, sono anche soci.
Il doppio ruolo non è secondario. Anzi. La scelta dei 400 milioni di ricapitalizzazione sarebbe infatti stata fatta con l’assenso e la condivisione dei soci del patto Rcs (quindi anche di Mediobanca e Intesa Sanpaolo). Ma è altrettanto vero che restano forti interrogativi sulla cifra. Il piano dell’Ad Pietro Scott Jovane si basa infatti sulla vendita futura degli immobili di proprietà del gruppo Rcs: non soltanto il palazzo di via San Marco, come sembrava in un primo momento, ma anche quello di via Solferino. E qui la situazione pare di incertezza: oltre al fatto che alcuni dei soci non appaiano così allineati sulla vendita degli immobili (Giovanni Bazoli ha auspicato che non venga ceduta la sede storica del Corriere della Sera ndr), c’è da tenere presente che, nell’attuale situazione economica, si rischierebbe di svendere gli asset immobiliari.
Quindi? La situazione pare in evoluzione: il Cda Rcs non è ancora stato fissato ma sarà prevedibilmente tra l’1 e l’11 marzo. Così pure la riunione del patto di sindacato. Un aumento di capitale più sostanzioso potrebbe non accontentare i soci indecisi, che però non vogliono diluirsi: ad esempio la Italmobiliare di Giampiero Pesenti ha indicato che ogni valutazione sarà presa dopo la presentazione del piano. Inoltre il patto di sindacato Rcs scadrà nel marzo 2014, con disdetta entro settembre 2013. Ovvio pensare che i soci più incerti sulla permanenza nel patto non vorranno mettere mano ora al portafoglio in maniera eccessiva.
Intanto alla finestra stanno Giuseppe Rotelli e Diego Della Valle: i due imprenditori, che non fanno parte dei soci del patto, non sono infatti mai sembrati contrari, in passato, a una ricapitalizzazione superiore.

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