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Rcs, le banche “blindano” i soci per l’aumento

Continua la guerra psicologica tra azionisti finanziari, azionisti industriali e management su Rcs. Ma saranno “costretti” a convivere almeno un altro anno, perché la prossima ricapitalizzazione prevede un lock-up ai soci del patto che detiene il 58% per almeno sei mesi dalla fine dell’operazione necessaria dotare la società editrice di nuova finanza.
A tre settimane dall’assemblea chiamata a votare l’aumento da 400 milioni tutto resta avvolto nell’incertezza. Non è chiaro se l’ipotesi di un voto contrario (serve un terzo dei voti) sia concreta, né se il monito dei soci critici quasi tutti gli “industriali”, convinti che il piano di rilancio avvantaggi i creditori – potrà mitigare il piano finanziario messo a punto dopo tre mesi di fatiche dall’ad Pietro Jovane con le banche. Per ora non ci sono nuove trattative, e i creditori sono freddi. «C’è il rischio di riaprire un vaso di Pandora», spiega un banchiere. Il tempo non è una variabile indipendente: anche se il Codice civile prevede che l’aumento si faccia entro l’ok al bilancio 2013 (tra un anno), buona parte del debito da 846 milioni è in scadenza, e per rifinanziarlo le banche hanno chiesto più capitale.
Intanto il clima attorno al management peggiora. In poche settimane l’ad ha visto tre consiglieri dimettersi, proteste crescenti dei giornalisti e mugugni al vertice. Il Cdr dei 10 periodici Rcs – che saranno chiusi a giugno se non riesce la vendita per testate ha messo in guardia l’ad («proseguire trattative per cessioni costituirebbe una gravissima e concreta violazione degli accordi aziendali, nazionali e ministeriali sullo stato di crisi in corso»). Il cda Rcs ha già scartato i due candidati compratori Prs e Veneziani, per la pochezza delle offerte: ora potrebbero rifarsi avanti, e pare ci sia anche il fondo Vela imprese. Domani intanto parte il tavolo con il Cdr dei periodici.
La partita più delicata riguarda però il confronto tra azionisti e creditori. Finora la ricapitalizzazione ha il consenso del 44% dei soci pattisti, con Intesa e Fiat disposte
a coprire l’inoptato del patto fino al 50% dell’aumento (200 milioni). Un pool di banche – Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas, Ubi, Mediobanca, Commerzbank, Banco popolare e Bpm coprirà 182 milioni di eventuale inoptato, in cambio di commissioni fino a 12 milioni (il 6,5%, tasso che i periti indipendenti hanno dichiarato «congruo»), e dell’impegno dei pattisti a mantenere le azioni per sei mesi dopo l’operazione; si arriva quasi a marzo 2014, quando il patto Rcs scade. Sempre i periti hanno stimato che la diluizione per chi non sottoscrive l’aumento sarà più che proporzionale. Se lo sconto sul prezzo di emissione ex diritto fosse del 50%, Diego Della Valle dall’8,7% scivolerebbe all’1,64% in caso di mancata adesione, Giuseppe Rotelli (16,5%) a poco più del 3%.

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