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Rcs, l’Antitrust monitora Fiat e Consob convoca Della Valle

Consob stringe su Rcs. Dopo aver chiesto ai soci rilevanti di tenere il mercato costantemente aggiornato sulle variazioni delle rispettive quote e aver avviato un’analisi approfondita dell’operatività sul titolo, ieri in serata l’Autorità di controllo dei mercati ha deciso di convocare Diego Della Valle per chiedere conto delle recenti esternazioni. L’imprenditore nelle ultime settimane si è prima detto disponibile a salire fino al 20% del gruppo, poi ha prospettato un assetto azionario con cinque soci al 10% ciascuno e infine ha sollecitato l’uscita dal capitale di tutti gli azionisti importanti. Su questo, di fatto, si dovrebbero concentrare gli uomini di Giuseppe Vegas che, al contempo, hanno inviato una richiesta a Fiat perché spieghi e chiarisca la dichiarazione della vigilia dell’amministratore delegato Sergio Marchionne che aveva definito «strategica» la partecipazione nel gruppo editoriale. L’intervento di Consob si va ad aggiungere alla decisione dell’Antitrust di avviare una verifica sull’aumento della quota del Lingotto in Rcs. «Abbiamo aperto un dossier, al momento solo a fini informativi», ha dichiarato il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. Un dossier che, secondo alcune fonti, non dovrebbe produrre effetti concreti considerato che l’incremento della quota resta inserito nella cornice del patto di sindacato. Detto ciò, le verifiche sono d’obbligo. Così come era immaginabile che Consob avviasse un’analisi approfondita dei movimenti di Borsa di Rcs per accertare la coerenza tra le esternazioni dei soci e i comportamenti tenuti da quest’ultimi a Piazza Affari. L’autorità, di fatto, come fece ai tempi della tentata scalata di Stefano Ricucci al Corriere, che si risolse con una sanzione di 10,2 milioni di euro, dopo aver individuato gli operatori più attivi su Rcs, aver ricostruito sulla base di quale mandato si muovono, dovrà appurare se i comportamenti tenuti dagli azionisti sono conformi alle dichiarazioni rilasciate. Un lavoro meticoloso e per il quale, probabilmente, sarà necessario parecchio tempo.
Nel mentre, il dibattito tra la Fiat da un lato e Della Valle dall’altro non sembra placarsi. «Della Valle è libero di fare ciò che ritiene più opportuno», ha esordito Marchionne che sulla presenza in Rcs ha rilanciato: «L’investimento è strategico perché siamo azionisti da tantissimo tempo. Abbiamo fatto il nostro dovere, lo abbiamo fatto in maniera disciplinata e molto seria, era uno sforzo necessario per dare stabilità all’azienda, che rappresenta molto per questo Paese, cosa che ora mi aspetto anche da parte degli altri azionisti, incluse le banche. Rcs ha bisogno di capitali e Fiat sta facendo la sua parte». Il manager ha poi sottolineato che per rilanciare il gruppo editoriale «è necessaria una certa chiarezza di idee e serietà senza creare troppi casini, mi riferisco in generale alla gente che scrive, che parla e che urla», ha proseguito Marchionne, che, quanto all’inoptato su Rcs ha detto: «Non credo che dobbiamo parlare di cosa farà Fiat per l’inoptato». Della Valle stesso, peraltro, probabilmente non acquisterà nulla all’asta che partirà oggi. E su questo e sulle recenti dichiarazioni dell’imprenditore si è interrogato ieri anche Giovanni Bazoli di Intesa Sanpaolo: «La sua posizione è cambiata? Chi dovrebbe essere il nuovo azionista (evocato da Della Valle nella lettera a Napolitano, ndr)?». Bazoli, di fatto, spiega la propria posizione facendo un parallelo: «È come chi auspica l’uscita delle fondazioni dalle banche. È tutto corretto dal punto di vista dei principi – ha detto – ma poi bisogna essere concreti: quali sono i privati disposti a intervenire?». In assenza dell’editore puro, per Piergateano Marchetti, consigliere Rcs ed ex presidente del patto, la speranza è che «si possa creare un clima di laboriosa operosità per la società».
Infine, sul tema Rcs è intervenuto anche il presidente di Fondiaria Sai (5,5% del gruppo): «Non ci sono quote strategiche per una compagnia assicurativa, ci sono investimenti utili». L’aumento è stato sottoscritto in base a «una valutazione meramente economica». Per questo un prossimo scioglimento del patto, ammesso che ci sarà, è cosa ben vista negli uffici della compagnia assicurativa.

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