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Rcs, la Borsa sostiene il titolo L’ipotesi di una terza cordata

Rcs Mediagroup continua a viaggiare stabilmente sopra il prezzo d’Opa. Segnale che la Borsa continua a scommettere su possibili nuovi colpi di scena. Tanto che ieri le azioni hanno chiuso in progresso dell’1,74% a 0,732 euro, il 5% in più del valore offerto dall’Investindustrial di Andrea Bonomi, pari a 0,7 euro. Tutto ciò fa diventare ancora più rotondo il gap tra il prezzo di Borsa e la valorizzazione che emerge dall’Ops promossa da Urbano Cairo (pari a 0,55 euro). Complice il fatto, forse, che le ultime indiscrezioni che circolano nelle sale operative non escludono che eventuali novità possano giungere da soggetti estranei alle due cordate già scese in campo. Il candidato ideale è stato più volte identificato nella Italmobiliare della famiglia Pesenti, ma rispetto a un loro possibile intervento diretto mancano conferme ufficiali. In passato la famiglia ha sottolineato che il dossier non è allo studio tanto più che la cessione di Italcementi non è ancora conclusa.
Per ora dunque l’azionista di Rcs è di fronte a un bivio: incassare gli 0,7 euro offerti da Bonomi, UnipolSai, Pirelli, Diego Della Valle e Mediobanca oppure sposare il progetto industriale di Urbano Cairo. Proprio l’imprenditore piemontese, tra l’altro, secondo i rumor di Piazza Affari, resta comunque il principale “indiziato” rispetto a un eventuale rilancio. Che potrebbe avvenire, peraltro, secondo quanto si racconta, grazie al supporto di un nuovo socio. Il titolo Cairo, recentemente, è salito parecchio. E qualcuno inizia a ipotizzare che un investitore, alcuni si spingono a dire che potrebbe essere un veicolo vicino a Intesa Sanpaolo, abbia preso posizione nel capitale dell’azienda. Il tutto per favorire poi una modifica nella struttura dell’operazione: l’impegno a valutare l’integrazione tra Rcs e Cairo Communication. L’imprenditore lo farebbe nell’arco dei sei-12 mesi successivi alla conclusione dell’offerta, una volta cioè completata l’analisi dei conti della società che edita Il Corriere della Sera. Del resto, si osserva, l’Ops lanciata da Cairo non è arrivata a valle di una vera e propria due diligence.?La proposta, peraltro, continua a essere giudicata “atipica” dagli addetti ai lavori poiché non è altro che la “liquidazione” dei soci Rcs con azioni di Cairo Communication che, a regime, diventerebbe azionista di controllo del Corriere della Sera. Se l’Ops ottenesse infatti un’adesione totalitaria Cairo controllerebbe col 43% la società da lui fondata che a sua volta terrebbe le redini di Rcs, ma le due società resterebbero separate. Diversamente se fosse contemplata l’aggregazione tra le due realtà, a conti fatti, la quota di Cairo nel gruppo integrato scenderebbe intorno al 30%, e la differenza sarebbe che Rcs riuscirebbe a migliorare in modo significativo il rapporto tra debito ed Ebitda. Questo grazie ai 110 milioni di euro di liquidità presenti nelle casse di Cairo Communication che, secondo gli analisti, porterebbero il multiplo 2016 del net debt/Ebitda a 2,5 volte.
Nel frattempo, un sicuro beneficiaro della battaglia che si sta svolgendo attorno al controllo di Rcs è certamente Exor.?La finanziaria della famiglia Agnelli ha ricevuto in dote poco meno del 5% del gruppo editoriale da Fca giusto in tempo per cavalcare l’ascesa del titolo legata alla duplice offerta. Rimbalzo che la holding ha sfruttato scaricando sul mercato buona parte dei titoli in portafoglio. Ora Exor ha l’1,74% di Rcs e continuerà «a vendere», ha detto ieri il numero uno John Elkann aggiungendo che non parteciperà «ad alcuna offerta» pur valutando positivamente che adesso, a differenza del 2012 quando Fca fu chiamata a sottoscrivere più del dovuto nel necessario aumento di capitale, «in molti la vogliono».
Di Rcs ha parlato ieri anche il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. La banca è azionista del gruppo, creditore chiave e attraverso la controllata Banca Imi anche advisor dell’Ops di Cairo e per questo sta seguendo da vicino ogni evoluzione.?Tuttavia, ha spiegato Gros-Pietro, non è ancora stato possibile ragionare sul da farsi poichè «non c’è ancora il prospetto della seconda Opa».

Laura Galvagni
Marigia Mangano

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