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Rcs, la Borsa crede in un piano francese

Rcs MediaGroup vola in Borsa nel giorno del consiglio di amministrazione del gruppo editoriale. Ieri il board ha esaminato i risultati preliminari del trimestre, che ha registrato un miglioramento con il fatturato che si è attestato a 219 milioni e l’ebitda a -3,4 milioni contro il risultato negativo di 15,5 milioni dell’anno prima. Inoltre sarebbero stati scelti i due advisors nell’ambito dell’offerta pubblica di scambio presentata da Urbano Cairo, tra cui, secondo indiscrezioni, compare UniCredit. Tutto questo mentre il titolo si allontana sempre di più dal valore dell’ops. Ieri il titolo Rcs è salito del 4,72% a 0,61 euro a Piazza Affari. Cairo Communication, invece, ha chiuso a 4,90 euro e in calo dell’1,80%. Considerando anche il dividendo di 20 centesimi che l’editore piemontese staccherà a breve e il concambio annunciato di 0,12 Rcs, il gruppo del Corriere della Sera dovrebbe valere 0,564 euro a Piazza Affari, mentre vale l’8,1% in più.
Continua pagina 28 Marigia ManganoMILANO
Continua da pagina 27 In sintesi, il miglioramento dell’offerta sembra quasi scontato dalla Borsa. Tanto più che i grandi azionisti lo hanno chiesto a gran voce, facendo intendere che a queste condizioni non consegneranno le azioni all’Ops.
Gli ultimi a far capire che l’operazione, così come strutturata, difficilmente sarà accettata è stato Diego Della Valle, socio al 7,3%, che ha chiarito che in questa partita non si pone in veste di venditore ma di compratore. Gli ha fatto eco anche Marco Tronchetti Provera, patron di Pirelli, a cui fa capo il 4,43%, che ha giudicato l’ops non congrua, allineandosi così ai soci Mediobanca e UnipolSai. Mentre Fca, che ha deciso di liberare il suo 16,7% offrendolo ai suoi azionisti, e consegnerà così il 5% di Rcs alla holding Exor, ha fatto sapere che i piani originari non cambiano dopo l’ops lanciata da Cairo e il pacchetto di azioni sarà venduto sul mercato. In questo quadro, la Borsa sembra puntare su ulteriori colpi di scena. E, nello specifico, sembra credere a un progetto alternativo. Indiscrezioni riferiscono di un interessamento al dossier da parte di alcuni imprenditori francesi (si dice Matthieu Pigasse, editore di Le Monde o Serge Dassault, il cui gruppo controlla Le Figaro), ma mancano conferme su questo punto.
Per ora si sono comunque defilati dalla partita alcuni potenziali “acquirenti”. In De Agostini «non abbiamo nessun interesse per Rcs e il Corriere della Sera», ha detto il consigliere e membro dell’esecutivo del gruppo editoriale Lorenzo Pellicioli a margine dell’assemblea di Dea Capital, di cui è presidente. Smentita ufficiale anche da parte dei francesi del gruppo Vivendì: «No. Abbiamo già tante cose da fare», ha risposto Arnaud de Puyfontaine, il ceo di Vivendi, a chi gli chiedeva di un eventuale interesse per Rcs. «Il Corriere mi interessa come lettore», ha chiosato de Puyfontaine.
Nell’attesa di novità, l’ops di Cairo continua a essere oggetto di critiche da parte di alcuni soci del Corriere, non solo sul fronte del prezzo, giudicato non congruo, ma anche sulla composizione dell’offerta e sul piano industriale. Nel dettaglio, si punta il dito sul pagamento in natura, ovvero con “carta”, che viene giudicato insufficiente. Inoltre, si osserva, l’offerta di scambio non è finalizzata alla fusione ma, se andrà in porto, comporterà un controllo a catena di Urbano Cairo, diluito fino a un massimo del 43%, su Cairo Communication e di quest’ultima su Rcs con almeno il 50%. L’editore, ad ogni modo, ha fatto sapere di non escludere che in futuro si possa ipotizzare un’aggregazione societaria tra le due case editrici, ma prima vuole conoscere a fondo dall’interno la realtà Rcs.
Insomma lo scenario appare assai complesso. Oltre ai soci forti e ai creditori, l’imprenditore dovrà convincere il mercato visto che con la distribuzione della quota Fiat ai suoi azionisti, il flottante salirà attorno al 60%, in buona parte in mano a fondi esteri. I principali investitori istituzionali sono Schroders con il 5,05% e Vanguard con il 2,299%, mentre Invesco, che era salita fino all’8%, ha smantellato recentemente la sua posizione. Adesione, quella di piazza Affari, che si andrà a sommare alla quota stessa di Cairo, 4,6%, e a quella di Intesa Sanpaolo, 4,1%, che sono già destinati all’offerta. Nella sostanza dunque ci si potrebbe trovare anche nell’eventualità che Cairo non arrivi al 50%, condizione dell’offerta, ma magari intorno al 30%, con il risultato che comunque rappresenterebbe il primo socio del gruppo editoriale. E “peserebbe”.

Marigia Mangano

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