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Rcs in rosso di 509 milioni Intesa e Fiat crescono nel patto

Con un consiglio lunghissimo, di oltre cinque ore, i consiglieri Rcs hanno completato i passaggi della ristrutturazione che consente la continuità aziendale della Rizzoli, messa a rischio dalle perdite di bilancio e dai debiti. Approvato il rifinanziamento del debito con le banche, concluso due giorni fa, chiuso un 2012 di lacrime e sangue e varata la ricapitalizzazione che vedrà la crescita più che proporzionale di Fiat e Intesa Sanpaolo.
Una ricapitalizzazione approvata non senza polemiche: dal cda si è dimesso Paolo Merloni, in dissenso sulle scelte del piano finanziario e sulle modalità dell’aumento, considerato troppo punitivo per gli azionisti. Non hanno partecipato ai lavori il vicepresidente Giuseppe Rotelli e Carlo Pesenti (mentre Andrea Bonomi si è allontanato subito dopo l’apertura, per conflitto di interesse in quanto presidente di Bpm).
Partiamo dai conti 2012, che si sono chiusi con una maxi perdita di 509,3 milioni di euro, dopo il rosso di 322 milioni dell’anno precedente. In calo anche il fatturato, a 1.597,7 milioni, rispetto ai 1.860,3 di un anno fa. Un bilancio che ha reso necessario approvare lo schema di aumento da 400 milioni (più la delega per altri 200 milioni da realizzarsi entro il 2015). Il pacchetto di misure sarà votato da un’assemblea straordinaria a fine maggio. Preceduta, a fine aprile, da un consiglio sui conti del primo trimestre, che si prevedono in negativo; poi, a consuntivo delle perdite, si provvederà all’abbattimento del capitale e verrà varato formalmente l’aumento di capitale. La situazione è talmente delicata che il consiglio, nell’approvare il bilancio in continuità aziendale, con una nota ha ricordato che si ritiene «ragionevole che la società possa disporre di adeguate risorse» pur non nascondendosi «le rilevanti incertezze».
Per quanto riguarda l’aumento, il patto di sindacato – che controlla il 58,13% del capitale – ha garantito che ne sottoscriverà circa il 50%, grazie al maggiore sforzo di Fiat e Intesa Sanpaolo, che arrotondano le loro quote di un complessivo 6% circa, mettendo i soldi al posto di Generali, Merloni, Sinpar, Bertazzoni (mentre i Pesenti sono ancora in dubbio). Il consorzio bancario di garanzia verrà costituito a ridosso dell’avvio dell’aumento, ma già ieri Intesa, Ubi, Bnl, Mediobanca e Bpm hanno comunicato l’interesse a partecipare al consorzio (che servirà a coprire un eventuale inoptato fino ad un massimo di 166 milioni). Si tratta dunque di tutte le banche, ad eccezione di Unicredit, che due giorni fa avevano rifinanziato il debito da 575 miliardi che vede Intesa avere la quota maggiore (circa il 38%), mentre chiude le fila Mediobanca con una quota del 4,3%.
Entro l’assemblea di maggio sarà forse più chiaro anche il da farsi sulla quota di capitale non vincolata al patto, e su cui regna la più grande incertezza. Un 5,1% dei Benetton non seguirà la ricapitalizzazione, mentre in forte dubbio sono il 16,6% di Giuseppe Rotelli – anche per via delle sue condizioni di salute non buone – e l’8,7% di Diego Della Valle, che l’anno scorso aveva sbattuto la porta del patto Rcs e del cda, in rovente polemica con i soci forti Intesa, Fiat e Mediobanca. Proprio da loro, registi della nuova dirigenza, viene ora la stampella per arrotondare le sottoscrizioni dei pattisti. Dalla quantità – e qualità – dell’inoptato Rcs dipenderà il futuro assetto azionario dell’editore: ma appare probabile che il patto di sindacato, in scadenza l’anno prossimo, avrà vita breve, mentre i soci forti sono già in cerca di nuovi azionisti-gestori disposti a rilevare il controllo di Rcs o di sue parti di rilievo.

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