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Rcs, Generali verso il no all’aumento

L’aumento di capitale di Rcs registra la prima defezione eccellente. A quanto si apprende, già nei giorni scorsi l’amministratore delegato delle Generali, Mario Greco, avrebbe inviato una lettera al vertice della società nella quale motivava la decisione di non aderire all’aumento di capitale per immediati 400 milioni previsto dal piano di rilancio del gruppo.
Il no del Leone di Trieste è un no coerente con quello che è stato il messaggio lanciato al mercato dal ceo fin dal momento del suo insediamento, ossia non esistono più partecipazioni strategiche, ma, al contempo, ha un peso rilevante sia per il futuro di Rcs sia in un’ottica di rapporti Generali-Mediobanca. Piazzetta Cuccia, primo socio della compagnia assicurativa, è sicuramente uno dei più concreti sostenitori del progetto di ristrutturazione del Corriere. Non è un caso che le due adesioni formali già arrivate sul tavolo di Rcs sono proprie quelle di Mediobanca e Fiat.
Se al no di Generali si aggiunge la defezione di Merloni e la posizione ancora da decifrare di Italmobiliare, c’è il rischio che il consorzio di garanzia debba accollarsi anche una parte non irrilevante delle quote fin qui sindacate nel patto. A conti fatti potrebbe non venir sottoscritto oltre il 13% del capitale, il che potrebbe spingere sotto il 50% l’accordo di sindacato, attualmente al 58%. Questo purché si verifichino due condizioni: ossia che gli altri soci vincolati non si prendano carico delle azioni lasciate libere dagli altri pattisti e che Italmobiliare non metta nemmeno un euro nell’iniezione di liquidità. Riguardo al primo punto, la disponibilità degli altri soci è tutta da verificare. In ogni caso, sulla carta, l’attuale patto Rcs sembra essere destinato a un revisione profonda di pesi e soggetti coinvolti. Complice anche il fatto che se le condizioni finanziarie, come si sta valutando al momento, saranno effettivamente molto diluitive gli azionisti che non seguiranno l’aumento vedranno il proprio investimento quasi azzerato.
Di qui, peraltro, la riflessione ancora in corso in casa Pesenti il cui impegno sarebbe superiore ai 40 milioni. Dopo un lungo comitato, finito nella tarda serata di martedì, la famiglia ha infatti deciso, per il momento, di non decidere. Ossia si è riservata di compiere ulteriori valutazioni sull’opportunità o meno di sottoscrivere ed eventualmente per quale quota partecipare, dopo che era trapelato che volesse mettere sul piatto almeno metà della fetta di competenza. Ora, però, si apprende che non prenderà alcuna posizione netta almeno fino a quando non saranno più chiari i termini dell’aumento e alcuni punti chiave del piano industriale. Elementi per il quale il consiglio di amministrazione di Rcs convocato per domenica potrebbe rivelarsi non risolutivo. D’altro canto, anche sul fronte delle cessioni, in particolare dei periodici, sarebbe previsto un aggiornamento sullo stato dell’arte delle trattative con le due controparti che hanno mostrato interesse per gli asset. Per il resto l’amministratore delegato, Pietro Scott Jovane, presenterà i numeri legati ai conti e al piano industriale.
Detto questo, alla ricapitalizzazione oltre a Fiat e Mediobanca parteciperanno Intesa Sanpaolo, Mittel, Pirelli, Fondiaria Sai e probabilmente Edison. Da verificare Lucchini. Loro, tutti assieme, dovrebbero garantire almeno 166 dei 400 milioni che verranno richiesti subito ai soci. Il resto sarà di competenza di quegli azionisti fuori patto che vorranno aderire o, in alternativa, toccherà al consorzio di garanzia aprire il paracadute.
Nel mentre, sul fronte del rifinanziamento per 575 milioni del debito del gruppo editoriale arriva una schiarita: Unicredit, deciso a partecipare solo alla linea di credito a tre anni, che sarà rimborsata con le dismissioni previste dal piano, è tornata a trattare anche sulle altre due linee di credito: una a 5 anni e una ‘revolving’ a 5 anni.

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