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Rcs, Fiat conferirà tutto il 20% al patto

Non c’è stata la gara ad accaparrarsi l’inoptato dell’aumento di capitale Rcs: solo l’1% dell’offerta per quanto riguarda le azioni ordinarie sul 15% totale da classare. Un’ulteriore conferma che Diego Della Valle ha deciso di abbandonare il campo, accontentandosi della quota già in portafoglio pari all’8,8%, ma riservandosi probabilmente, come aveva anticipato, la facoltà di adire a vie legali per tutelare la propria posizione. A questo punto l’attenzione si sposta comunque sulla fase due del riassetto. Il primo, importante, confronto si terrà a fine luglio quando si riunirà per la prima volta, ad aumento concluso, il patto di sindacato Rcs che vincola, sulla carta ancora fino a metà marzo 2014, la maggioranza del capitale della società che edita il Corriere della Sera.
La data precisa non è ancora stata fissata, ma l’ordine del giorno si preannuncia denso. A quanto risulta, infatti, l’assemblea dei grandi soci dovrà ratificare l’ingresso nel perimetro sindacato dell’intera quota Fiat, che con un blitz ha raddoppiato la propria partecipazione al 20,135% sottoscrivendo parte dei diritti rimasti inoptati. L’incremento della casa torinese avrà l’effetto di compensare la diluizione di alcuni dei soci della compagine, facendo risalire al 60,5% la percentuale del nuovo capitale riferibile all’attuale azionariato di maggioranza che, nelle ipotesi a tavolino, avrebbe dovuto scendere invece intorno al 51%.
La ratifica ex-post degli ulteriori acquisti Fiat è un passaggio dovuto, dato che, benchè il presidente John Elkann avesse informato “informalmente” gli altri principali azionisti, non ci sono state altre delibere ufficiali dell’assemblea del patto dopo quella che aveva preso atto della disponibilità a rilevare, nell’ambito della ricapitalizzazione, un pacchetto del 2,8% in aggiunta alla partecipazione originaria che era intorno al 10%. Nella sostanza non dovrebbero esserci obiezioni, anche perché comunque l’ingresso dell’intera quota Fiat non modificherà l’assetto di controllo di Rcs. Anche ai fini Antitrust, che ha aperto un dossier preliminare sull’operazione, la Fiat ha acquisito pareri legali che sostengono come il possesso di una partecipazione del 20% di Rcs non sia qualificante per il controllo. Infatti l’attuale patto, è la tesi, non è controllato da Fiat perché le delibere vengono prese con la maggioranza assoluta delle azioni, che Fiat non ha, e con la maggioranza dei componenti del comitato di direzione dell’accordo. E inoltre Fiat non ha richiesto alcuna prerogativa ulteriore di governance. Rispondendo alla Consob, il gruppo ha ribadito il «carattere strategico» della partecipazione in Rcs, nella quale è presente dal 1984, ritenendo «di aver fatto sempre con rigore, disciplina e trasparenza la propria parte, quale uno degli azionisti di rilievo, nel contribuire alla stabilità finanziaria di questa importante società italiana quotata».
Il patto però è in scadenza e già a fine luglio potrebbe essere presa una decisione sull’evoluzione futura dell’accordo, che in ogni caso sarà uno dei punti-chiave della riunione. Le opzioni su cui confrontarsi sono due: far evolvere l’accordo verso la formula più “leggera” del patto di consultazione, oppure sciogliere il vincolo con l’effetto di un azionariato “modello Generali” con l’obiettivo comunque di assicurare stabilità alla società impegnata in un difficile piano di rilancio.
Da parte di Mediobanca, secondo socio con il 15,14%, c’è la ferma intenzione a svincolarsi da qualsiasi tipo di accordo formalizzato nella convinzione che, per consultarsi tra azionisti, non siano necessarie codifiche. Il proposito dell’istituto era anche quello di cercare di riunire intorno a un tavolo tutti gli azionisti rilevanti, compresi quelli fuori patto e dunque anche Diego Della Valle, ma si tratta di un auspicio tutto da verificare. Dovesse essere deciso di mantenere in vita un patto in versione “light”, dovrebbero essere comunque in uscita almeno le quote di Generali (diluitasi allo 0,989%) e Merloni (0,52%).

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