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Rcs fa appello contro il lodo arbitrale Nuovo scontro con il fondo Blackstone

Blackstone batte un colpo a New York, Rcs a Milano. L’impressione in questa fase è che la partita intorno al complesso immobiliare di via Solferino-via San Marco, dove ha sede anche il «Corriere della Sera», si stia giocando soprattutto sul piano tattico. E ciascuna delle due parti vuole perciò, a maggior ragione, giocarla in casa.

Il fondo Usa ha chiesto la riunificazione delle cause intentate davanti alla Corte di New York contro Rcs e poi contro il suo editore, presidente e ad, Urbano Cairo, per la stessa contestazione: aver interferito «maliziosamente» nella vendita del complesso immobiliare milanese che, acquistato da Blackstone per 120 milioni nel 2013, stava per essere rivenduto a Allianz nell’estate del 2018 per 280 milioni. Con la collaterale richiesta di danni per «almeno 500 milioni», per la mancata vendita e il pregiudizio reputazionale derivante dall’accusa di aver approfittato dello «stato di necessità» in cui versava la società editoriale ai tempi. Rcs però già prima, a quanto risulta, ha presentato appello al lodo arbitrale, il cui termine – considerato che c’era stata una prima decisione parziale un anno fa – scadeva di fatto a fine giugno. Potrebbe passare almeno un anno e mezzo o due prima che il Tribunale di Milano, in sede di Appello, si pronunci sull’ammissibilità della nuova azione legale. Ma nel frattempo verrà al pettine il nodo della competenza territoriale.

A New York sono scattati infatti i trenta giorni entro i quali Rcs e Cairo potranno depositare le loro memorie. Ed è presumibile che il tema della giurisdizione sarà centrale nelle loro controdeduzioni. Già in passato i legali della parte italiana avevano contestato la competenza della Corte di New York, dato che l’immobile oggetto della controversia è sito a Milano. A fronte della richiesta inoltrata da Blackstone il 20 novembre 2018 contro Rcs e il 22 aprile 2019 anche contro Urbano Cairo, il 24 aprile del 2019 il giudice Scarpulla aveva deciso di sospendere il procedimento a New York in attesa dell’esito dell’arbitrato in corso a Milano. Ora il dossier è passato a un altro giudice, Andrew Borrok, il quale non è tenuto in automatico a conformarsi alla decisione del suo predecessore, ma avrà discrezionalità nel decidere se continuare a mantenere sospesa la causa o meno. Nel primo caso lo scenario spingerebbe probabilmente verso la ricerca di un accordo, nel secondo il giudice Usa dovrà in primo luogo esprimersi sul tema della competenza.

È probabile che i legali di Rcs e Cairo evidenzino nelle memorie anche il fatto che il lodo arbitrale, che pure ha bocciato la richiesta di dichiarare nulla la compravendita del 2013, non abbia considerato “temeraria” l’iniziativa avviata dopo che Cairo era subentrato nella gestione del gruppo editoriale, disponendo la compensazione, cioè la ripartizione, delle spese arbitrali tra le due parti.

Dal lato americano, come si legge nella richiesta depositata a New York, si sottolinea che l’arbitrato non ha toccato, nè poteva farlo, i temi sollevati da Blackstone davanti alla Corte di New York. E cioè, in particolare, l’interferenza che ha fatto saltare la vendita del complesso immobiliare ad Allianz, che si era ritirata dall’affare a fronte dell’incertezza sulla titolarità della proprietà e i danni subiti in conseguenza dello «schema estorsivo» di Rcs e Cairo.

Salvo che intervenga un accordo extragiudiziale – che non può mai essere escluso – se ne riparlerà verso fine anno quando si saprà se il contenzioso si sposterà sull’altra sponda dell’Atlantico.

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