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Rcs, Della Valle sottoscrive l’aumento

MILANO — Diego della Valle, socio di Rcs MediaGroup con l’8,7% fuori patto, sottoscrive la quota di aumento di capitale di sua competenza ed è disponibile a rilevare tutto l’inoptato, salendo anche oltre il 20%. Lo ha dichiarato l’imprenditore della Tod’s in una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio senza preavviso. Un doppio passaggio teoricamente tutt’altro che scontato visto che nell’assemblea Rcs del 30 maggio che ha approvato l’operazione, Della Valle è stato l’unico azionista di rilievo a votare contro.

«Se il piano funziona noi siamo disposti a prendere tutto l’inoptato e quindi anche più del 20%», ha detto l’imprenditore, sottolineando che le banche non desiderano conservare la parte di aumento rimasto non sottoscritto. L’imprenditore anche nei giorni scorsi ha ribadito la linea su Rcs: una nuova governance con lo scioglimento del patto di sindacato e revisione del piano. «Abbiamo avuto diversi incontri richiesti da persone interessate a trovare una soluzione, abbiamo ricevuto molte telefonate, e mi è stato detto che queste cose», cioè «riguardare il piano di sviluppo e si veda come ridisegnare il consiglio» «non si potevano fare prima dell’aumento. Quindi la mia decisione è sottoscriverlo. Se poi queste cose non accadono significa che abbiamo perso tempo, qualcuno ha fatto il gioco delle tre carte per lasciare le cose come stanno».

L’imprenditore ha sottolineato più volte che c’è sintonia sui punti principali, ma ha anche precisato che sullo «scioglimento del patto» c’è sì «condivisione» però, ha aggiunto, «non ho sentito Fiat». Il gruppo presieduto da John Elkann nei giorni scorsi ha comunicato di aver acquistato diritti e di aver intenzione di raddoppiare la partecipazione dal 10 al 20%. Ha detto sul punto Della Valle: «Comprare i diritti sul mercato era una delle cose meno difficili da fare. E non costosa. Io avevo un impegno con i miei interlocutori e non l’ho fatto». E ancora: l’imprenditore ha definito «una sceneggiata» la telefonata con la quale Elkann ha informato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano della sua decisione relativa a Rcs: «Non mi è sembrato giusto strumentalizzarla come se fosse avvenuta fra due capi di Stato». «Se hanno mezz’ora di tempo potrebbero telefonare a Pomigliano o andare a trovare i lavoratori all’Ilva di Taranto». Un affondo che conferma la distanza con Torino. Da qui anche l’interrogativo se sia ipotizzabile che tale distanza possa prendere la forma di una «sfida» sull’inoptato: ieri non è stato definito se Della Valle intenda intervenire con gli acquisti nell’asta dei diritti non esercitati prevista per la prossima settimana (partirà il 9 o il 10 luglio e si svolgerà in cinque sedute) oppure successivamente, una volta concluso l’intervento delle banche del consorzio. L’imprenditore marchigiano ha risposto comunque così più in generale sul futuro di Rcs: «Speriamo non ci sia da fare una battaglia». E sempre sul futuro del gruppo che pubblica il «Corriere della Sera» ha confermato l’auspicio che «quattro-cinque azionisti si posizionino al 10% e senza accordi gestiscano l’azienda». Un assetto quindi privo di patto e con pochi soci «preferibilmente italiani». Sul management ha infine detto: «Non ho mai detto di volerlo cambiare e che l’amministratore delegato non va bene».

Prima della conferenza stampa sul ruolo di Della Valle Enrico Cucchiani, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha detto che l’imprenditore «è un azionista che, come tutti gli azionisti, sono apprezzati e ha il suo ruolo in funzione del suo peso. Non differenzierei sulla base dei nomi ma del peso della quota azionaria e del contributo che possono dare».

Ieri intanto Mediobanca e Pirelli hanno comunicato la sottoscrizione pro quota (la partecipazione post aumento di Piazzetta Cuccia è dunque pari al 15,14% del capitale, il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera è al 5,3%) e oggi si conclude l’operazione. Si conosceranno dunque la mappa dell’azionariato e l’inoptato che andrà in asta.

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